Apple sceglie l'alleanza con Google per il futuro di Siri dopo il tramonto del sogno Anthropic

La casa di Cupertino ha stretto un accordo miliardario con Google per integrare i modelli Gemini nella nuova versione di Siri. La decisione arriva dopo il fallimento dei negoziati con Anthropic a causa di richieste economiche ritenute insostenibili.

Apple sceglie l'alleanza con Google per il futuro di Siri dopo il tramonto del sogno Anthropic
Condividi:
3 min di lettura

Apple ha ufficializzato a fine gennaio 2026 la firma di un accordo pluriennale con Google per trasformare radicalmente Siri attraverso l'integrazione dei modelli di intelligenza artificiale Gemini. L'annuncio, che segna una svolta storica nei rapporti tra i due giganti della Silicon Valley, prevede il debutto della nuova assistenza vocale con il rilascio di iOS 26.4 previsto per la primavera. Secondo quanto emerso dai rapporti finanziari di Cupertino, la scelta di affidarsi a Google non era il piano originario di Tim Cook: per gran parte del 2025, Apple ha lavorato segretamente per ricostruire l'intera architettura di Siri attorno a Claude, il modello di punta della startup Anthropic. Tuttavia, le trattative si sono interrotte bruscamente quando le richieste economiche della startup sono diventate incompatibili con i piani di sostenibilità del gruppo, spingendo Apple verso una partnership più stabile e tecnologicamente scalabile con Mountain View.

Il dietro le quinte della decisione rivela una dinamica di potere complessa all'interno del mercato dei grandi modelli linguistici. Per mesi, Anthropic è stata considerata la favorita assoluta grazie alla qualità del ragionamento logico di Claude, uno strumento che Apple utilizza già massicciamente per lo sviluppo interno di software e prototipi. Eppure, nel momento di passare dalla sperimentazione alla distribuzione su miliardi di dispositivi, la startup ha avanzato richieste definite astronomiche dagli analisti: diversi miliardi di dollari all'anno con un canone destinato a raddoppiare annualmente. Di fronte a quello che alcuni osservatori hanno descritto come un tentativo di monopolio negoziale, Apple ha preferito virare su un partner capace di offrire garanzie infrastrutturali superiori e un modello economico più equilibrato, pur mantenendo Claude come motore per le sue attività di ricerca interne.

L'integrazione di Gemini permetterà a Siri di compiere un salto generazionale atteso da oltre un decennio. Il nuovo modello personalizzato, accreditato di circa 1,2 trilioni di parametri, opererà all'interno dell'infrastruttura Private Cloud Compute di Apple, garantendo che le richieste degli utenti non vengano processate sui server pubblici di Google. Questa architettura ibrida consente di mantenere gli elevati standard di privacy cari a Cupertino, sfruttando al contempo la potenza di calcolo di uno dei sistemi più avanzati al mondo nella sintesi e nella pianificazione di compiti complessi. La scommessa di Tim Cook è chiara: trasformare Siri da semplice comando vocale a un vero e proprio assistente agentico capace di agire tra le applicazioni, superando finalmente la percezione di obsolescenza che ha accompagnato il servizio negli ultimi anni.

Nonostante l'accordo con Google rappresenti il pilastro centrale della strategia consumer, Apple non ha rinunciato alla diversificazione del suo arsenale tecnologico. La società continua infatti a collaborare con OpenAI per specifiche funzioni di generazione creativa e a utilizzare versioni personalizzate di Claude per i suoi ingegneri. Questa strategia multi-fornitore indica una chiara volontà di non dipendere da un unico attore, trasformando Apple in una sorta di curatore di eccellenze altrui in attesa che i propri modelli interni raggiungano la maturità necessaria per l'indipendenza totale. Nel frattempo, il mercato ha accolto con favore l'alleanza tra Apple e Google, vedendo in questa unione la nascita di un blocco contrapposto alla crescente influenza di Microsoft nel settore.

La sfida per il prossimo anno sarà l'esecuzione pratica di questa promessa. Integrare una tecnologia così invasiva e potente nel cuore di un sistema operativo chiuso richiede un bilanciamento perfetto tra utilità e discrezione. Se la nuova Siri riuscirà a mantenere la fluidità tipica dell'ecosistema iPhone pur offrendo la profondità di analisi di Gemini, Apple potrebbe recuperare il terreno perduto in quella che è diventata la più importante corsa all'oro del secolo. La vera domanda, che aleggerà nei prossimi mesi di test pubblici, riguarda quanto di questo progresso sarà percepito come innovazione originale e quanto come una brillante concessione tattica a un rivale storico.

Tag: