Perseverance attraversa i deserti marziani seguendo le rotte tracciate dall’intelligenza artificiale di Anthropic

Per la prima volta nella storia dell’esplorazione planetaria, il rover della NASA ha percorso centinaia di metri sul suolo marziano utilizzando waypoint generati interamente da un modello linguistico di visione. L’esperimento segna il debutto operativo dei sistemi generativi nella pianificazione delle missioni nello spazio profondo.

Perseverance attraversa i deserti marziani seguendo le rotte tracciate dall’intelligenza artificiale di Anthropic
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La NASA ha annunciato il 30 gennaio 2026 il successo della prima missione di navigazione interplanetaria pianificata autonomamente da un’intelligenza artificiale generativa sul suolo di Marte. Il rover Perseverance ha completato due sessioni di guida l’8 e il 10 dicembre 2025 all’interno del cratere Jezero, percorrendo complessivamente oltre quattrocento metri grazie alle rotte elaborate dal modello Claude di Anthropic. Il test, coordinato dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) in California, ha dimostrato come un sistema di visione e linguaggio sia in grado di sostituire il complesso lavoro manuale di tracciamento dei percorsi solitamente affidato a team di esperti terrestri. Sostituendo la pianificazione umana con waypoint calcolati da un algoritmo, l’agenzia spaziale statunitense mira a dimezzare i tempi necessari per decidere gli spostamenti quotidiani dei propri robot, aumentando drasticamente il numero di campioni scientifici raccolti prima della fine della missione.

L’integrazione di un’intelligenza artificiale generativa in un contesto così ostile e remoto rappresenta un cambiamento di paradigma nel modo in cui concepiamo l'esplorazione robotica. Tradizionalmente, guidare un mezzo su un altro pianeta è un esercizio di pazienza estrema, complicato da un ritardo nelle comunicazioni che può superare i venti minuti. Ogni centimetro di terreno deve essere analizzato dai tecnici sulla Terra per evitare che il rover, una macchina dal costo di miliardi di dollari, rimanga intrappolato in una duna di sabbia o si scontri con formazioni rocciose appuntite. In questa dimostrazione, gli ingegneri hanno invece fornito a Claude le immagini orbitali e i dati altimetrici della zona di operazione, permettendo al software di identificare in autonomia ostacoli come massi e banchi di sabbia instabile. Il risultato è stata una serie di coordinate precise che Perseverance ha poi immagazzinato nella propria memoria locale per eseguire la guida senza istruzioni umane dirette.

Prima di inviare i comandi verso Marte, il team del JPL ha dovuto affrontare una sfida di sicurezza senza precedenti per garantire l'integrità del veicolo. Ogni rotta generata dall’intelligenza artificiale è stata infatti sottoposta a una rigorosa verifica all’interno di un gemello digitale, una replica virtuale perfetta del rover operante in un ambiente simulato che ricalca le condizioni fisiche marziane. Durante questa fase di validazione, sono state analizzate oltre cinquecentomila variabili telemetriche per escludere qualsiasi errore di interpretazione che potesse mettere a rischio la stabilità meccanica del mezzo. Nonostante la complessità del compito, i percorsi tracciati dall’algoritmo si sono rivelati quasi perfetti, richiedendo solo minimi aggiustamenti dovuti a micro-dettagli del terreno visibili esclusivamente dalle telecamere di bordo e non dalle mappe satellitari utilizzate dal modello di Anthropic.

L'adozione di queste tecnologie risponde anche a una necessità di sopravvivenza operativa legata ai recenti tagli al budget e alla riduzione del personale presso i centri di controllo della NASA. Automatizzare la pianificazione della navigazione non significa solo risparmiare ore di lavoro umano, ma permette di estendere le capacità di esplorazione di Perseverance anche quando la forza lavoro terrestre è concentrata su altre priorità, come la preparazione delle future missioni lunari Artemis. La capacità di Claude di scrivere comandi direttamente in Rover Markup Language, il linguaggio di programmazione specifico utilizzato per i mezzi marziani, dimostra una versatilità che supera di gran lunga la semplice generazione di testi o immagini a cui siamo abituati. Siamo di fronte a un'applicazione in cui l'intelligenza artificiale smette di essere un interlocutore astratto per diventare un operatore di sistemi fisici in ambienti dove l'errore non è contemplato.

Il successo delle rotte AI sul pianeta rosso apre ora la strada a una nuova era di autonomia per i robot spaziali, che in futuro potrebbero non aver più bisogno di attendere il via libera quotidiano dalla Terra per muoversi. Se i rover del passato sono spesso stati limitati dalla lentezza della supervisione umana, quelli del domani potrebbero percorrere chilometri ogni giorno, segnalando in tempo reale scoperte scientifiche interessanti identificate proprio durante la navigazione autonoma. Questa trasformazione della mobilità extraterrestre riduce il divario temporale imposto dalle leggi della fisica, trasformando il ritardo delle comunicazioni in un ostacolo trascurabile. Resta la consapevolezza che, nonostante la potenza di calcolo, la supervisione umana rimarrà il filtro etico e scientifico necessario per dare un senso a questi viaggi solitari nel vuoto.

Alla fine, vedere un robot che sceglie la propria strada tra le rocce di un mondo alieno ci costringe a riconsiderare il confine tra lo strumento e l'esploratore. Forse, per abitare mondi che non abbiamo ancora calpestato, dovremo accettare di cedere una parte della nostra direzione a menti sintetiche capaci di vedere sentieri dove noi scorgiamo solo polvere e silenzio.

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