BWX Technologies, storico fornitore della marina militare statunitense, ha formalizzato l'intenzione di adattare la propria tecnologia nucleare, originariamente concepita per la propulsione di portaerei e sottomarini, al fine di alimentare i data center dedicati all'intelligenza artificiale. Questa strategia industriale, discussa ampiamente negli ambienti finanziari e tecnologici nordamericani negli ultimi mesi, prevede il dispiegamento di piccoli reattori modulari direttamente presso le infrastrutture dei giganti del web negli Stati Uniti. L'obiettivo di tale manovra risiede nella necessità urgente di garantire una fornitura energetica costante e decarbonizzata a un settore che, per sostenere i carichi di lavoro computazionali, rischia di saturare le reti elettriche tradizionali.
Il problema energetico posto dall'intelligenza artificiale non è più una proiezione futura ma una realtà operativa che richiede soluzioni immediate. Le grandi aziende tecnologiche si trovano di fronte a un bivio strutturale: continuare ad attingere da una rete pubblica spesso alimentata da fonti fossili e soggetta a instabilità, oppure rendersi indipendenti tramite la generazione in loco. In questo contesto si inserisce la proposta di BWX Technologies, che vanta decenni di esperienza nella costruzione di reattori compatti e sicuri per la classe Nimitz e Ford della US Navy. La logica industriale suggerisce che se un reattore può alimentare in sicurezza una città galleggiante con migliaia di persone a bordo in scenari di guerra, può gestire con relativa facilità i requisiti statici di una server farm.
L'approccio tecnico si differenzia dai progetti nucleari civili tradizionali per la scala e la modularità. Non si tratta di costruire centrali immense che richiedono decenni per essere operative, ma di assemblare unità più piccole, note come SMR (Small Modular Reactors), che possono essere prodotte in fabbrica e trasportate sul sito di destinazione. La tecnologia navale offre un vantaggio competitivo unico in questo senso, poiché è già stata miniaturizzata e testata in condizioni estreme. Tuttavia, il passaggio dal contesto militare a quello civile comporta sfide normative non indifferenti. La Nuclear Regulatory Commission (NRC) impone standard diversi per gli impianti terrestri rispetto a quelli marittimi, specialmente per quanto riguarda il tipo di combustibile utilizzato. Mentre i reattori navali utilizzano spesso uranio altamente arricchito, le applicazioni commerciali dovranno quasi certamente limitarsi all'uso di uranio a basso arricchimento, modificando di fatto i parametri di efficienza e gestione delle scorie.
Il mercato sembra comunque pronto a recepire questa trasformazione. I recenti accordi tra Microsoft e Constellation Energy per riattivare l'impianto di Three Mile Island, o gli investimenti di Google e Amazon in startup nucleari come Kairos Power e X-energy, dimostrano che la Silicon Valley ha ormai accettato il nucleare come unica via percorribile per mantenere le promesse di sostenibilità "net-zero". La proposta di utilizzare derivati della tecnologia navale accelera questo processo, offrendo un design che non deve essere inventato da zero, ma solo adattato.
Resta il nodo della percezione pubblica e della sicurezza intrinseca nel disseminare piccoli reattori vicino ai centri nevralgici dell'economia digitale. Le rassicurazioni tecniche si scontrano con la complessità burocratica e con i tempi di approvazione, che rimangono l'ostacolo principale per qualsiasi progetto atomico. La corsa all'oro dell'IA potrebbe però fornire quella spinta politica ed economica necessaria per superare le esitazioni che hanno bloccato il settore per trent'anni. Trasformare strumenti nati per la proiezione di potenza militare in motori per l'elaborazione della conoscenza rappresenta un paradosso affascinante della nostra epoca industriale.