Antoinette Torres Soler, fondatrice della piattaforma Afroféminas, ha lanciato ufficialmente nel 2025 un nuovo strumento di intelligenza artificiale denominato AfroféminasGPT, concepito per operare al di fuori delle logiche commerciali della Silicon Valley. Sviluppato a Saragozza ma con una vocazione globale, questo modello linguistico rappresenta una risposta tecnica e politica alla tendenza dei chatbot generalisti di perpetuare stereotipi razziali e visioni eurocentriche. L'obiettivo primario del progetto è offrire uno spazio digitale sicuro e rigoroso dove il pensiero delle donne nere e afrodiscendenti possa essere elaborato senza le distorsioni tipiche dei dataset non curati che alimentano i giganti del settore.
La genesi di AfroféminasGPT si fonda su una critica radicale al modo in cui l'intelligenza artificiale apprende e replica la conoscenza. Mentre modelli come ChatGPT o Claude assorbono indiscriminatamente terabyte di dati dal web, spesso introiettando bias storici e sociali, la soluzione proposta da Torres adotta un approccio curatoriale e isolazionista. Il sistema è stato deliberatamente progettato per non essere connesso a internet, una scelta tecnica che funge da barriera contro l'inquinamento informativo esterno. Il suo corpus di addestramento è costituito esclusivamente da testi selezionati di autrici fondamentali come bell hooks, Angela Davis, Audre Lorde e Frantz Fanon, oltre all'archivio decennale prodotto dalla stessa comunità di Afroféminas.
Questa architettura chiusa trasforma l'AI da oracolo onnisciente a archivista specializzato. Quando interrogato su temi come il razzismo o il colonialismo, il sistema non cerca una mediazione statistica tra milioni di opinioni online, ma attinge a una base teorica precisa e coerente. Le fonti internazionali evidenziano come questa specificità permetta al modello di fornire definizioni di razzismo non come semplice pregiudizio individuale, ma come struttura di potere sistemica, offrendo una profondità di analisi che spesso sfugge alle intelligenze artificiali generaliste, vincolate a parametri di neutralità forzata che finiscono per appiattire il discorso critico.
L'iniziativa si inserisce in un dibattito globale sempre più acceso sulla cosiddetta "sovranità dei dati". Ricercatori ed eticisti della tecnologia osservano con interesse esperimenti come questo, che anticipano un futuro in cui l'intelligenza artificiale potrebbe frammentarsi in una costellazione di modelli comunitari, ciascuno custode di una specifica epistemologia culturale. Invece di affidarsi a un unico modello universale che pretende di parlare per tutti, il panorama tecnologico potrebbe evolvere verso una pluralità di assistenti digitali, progettati per servire le esigenze e preservare la memoria di gruppi specifici senza diluirne l'identità nel mare magnum dei big data.
La sfida lanciata da AfroféminasGPT non è quindi solo tecnologica, ma ontologica. Dimostra che è possibile costruire macchine pensanti che non siano semplici specchi passivi delle disuguaglianze sociali esistenti, ma strumenti attivi di resistenza culturale. Resta aperta la questione sulla scalabilità di questi modelli artigianali in un mercato dominato da infrastrutture che richiedono capitali immensi, ma l'esistenza stessa di un'alternativa funzionante prova che la direzione dello sviluppo tecnologico non è un destino ineluttabile, bensì una scelta progettuale consapevole.