La diplomazia del silicio lascia il posto alla forza bruta della Section 1260H. Un gruppo bipartisan del Congresso ha messo nel mirino DeepSeek e Xiaomi, sollecitando il Pentagono a classificarle ufficialmente come "compagnie militari cinesi". Non si tratta di una semplice etichetta, ma di un segnale di guerra economica: l’obiettivo è prosciugare i capitali americani che alimentano le ambizioni di Pechino, denunciando una fusione tra innovazione civile e apparato bellico ormai indistinguibile.
DeepSeek, l'IA che ha fatto tremare i mercati mondiali all'inizio del 2025, viene oggi descritta dai legislatori come un cavallo di Troia algoritmico, un "TikTok sotto steroidi" capace di aspirare dati sensibili per conto del Partito Comunista Cinese. Xiaomi, che già in passato aveva vinto una battaglia legale per uscire dalle liste nere, torna nell'occhio del ciclone con l'accusa di essere un pilastro tecnologico della modernizzazione dell'esercito popolare. In questo scontro, la sicurezza nazionale prevale su ogni logica di libero mercato, trasformando smartphone e chatbot in potenziali armi di sorveglianza di massa.
Il Pentagono deve ora decidere se assecondare la linea dura dei falchi di Washington. Se la richiesta venisse accolta, il 2026 si aprirebbe con un terremoto finanziario per i giganti cinesi, costretti a fare i conti con un isolamento che non colpisce solo l'hardware, ma l'essenza stessa dell'intelligenza artificiale asiatica. La neutralità tecnologica è morta: ogni riga di codice e ogni sensore è diventato un fronte di battaglia in una partita geopolitica dove nessuno è più disposto a concedere spazio all'avversario.