Il 13 novembre 2025 la società OpenAI ha avviato il pilot della funzione Group Chats all’interno di ChatGPT, consentendo a gruppi di utenti di interagire insieme al chatbot in una singola conversazione. Al momento la sperimentazione è attiva in Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud e Taiwan e comprende piani gratuiti e a pagamento della piattaforma.
La novità consente di invitare fino a venti partecipanti in una chat, condividere file, immagini, utilizzare funzioni vocali e generare risposte, mentre il sistema decide quando intervenire e quando restare in ascolto. La transizione trasforma ChatGPT da strumento individuale a spazio di collaborazione in team, utile per progettazione, studio o discussione di gruppo.
Tuttavia, la trasformazione porta con sé un pacchetto di riflessioni critiche. Sul versante tecnologico, l’uso di modelli collaborativi richiede gestioni più sofisticate della memoria e della coerenza contestuale, mentre dal punto di vista sociale si apre il terreno della sorveglianza algoritmica nei gruppi: ChatGPT assiste la conversazione ma, allo stesso tempo, la configura. Gli utenti si trovano a considerare non solo la partecipazione reciproca, ma anche l’interazione con una macchina che ascolta, analizza e risponde.
Sul fronte della privacy, OpenAI afferma che le chat di gruppo non condividono la memoria individuale degli utenti né utilizzano le conversazioni per addestrare il modello, a meno che l’utente non lo consenta esplicitamente. Nonostante ciò, la presenza dell’IA all’interno di chat private e familiari solleva quesiti etici: quale parte della comunicazione resta “umana” e quale diventa “assistita”? E quale sarà la soglia tra utile cooperazione e perdita di autonomia?
Dal punto di vista educativo e professionale, la funzione offre grandi potenzialità: studenti o team possono usare ChatGPT come facilitatore, sintetizzatore e creatore di idee all’interno di gruppi di lavoro reali. Ma gli analisti sottolineano che l’IA non sostituisce il processo di dialogo umano: facilità l’interazione, ma non garantisce il coinvolgimento critico e la costruzione condivisa della conoscenza.
Alla fine, l’ingresso di ChatGPT nelle chat di gruppo segna un passo verso un’“intelligenza artificiale conviviale” – capace di partecipare, suggerire, cooperare. Ma invita anche a una riflessione: ogni volta che una macchina si unisce al nostro dialogo, siamo ancora gli autori del pensiero o diventiamo spettatori del suggerimento?