Chi utilizza ChatGPT Plus può scegliere di non condividere i propri dati per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, ma deve farlo in modo attivo. La richiesta va effettuata tramite il portale OpenAI Privacy Center, accessibile all’indirizzo privacy.openai.com. Dopo aver effettuato l’accesso con il proprio account è possibile inoltrare la richiesta di esclusione dal programma di addestramento dei dati personali. OpenAI si impegna a confermare la presa in carico e a disattivare l’uso dei contenuti nelle sessioni di training successive.
La differenza più rilevante riguarda la versione Team, in cui la tutela è automatica. Solo a partire da quella edizione OpenAI garantisce per contratto che i dati non vengano utilizzati per migliorare i modelli. Per gli utenti della versione Plus invece la privacy resta un diritto su richiesta, non un’impostazione predefinita.
Il chiarimento è arrivato in un momento in cui l’uso dei dati per l’addestramento delle intelligenze artificiali è al centro di un acceso dibattito. Dopo i casi che hanno coinvolto Google, Meta e LinkedIn, anche la politica europea discute se rendere obbligatoria la trasparenza sui dataset di addestramento.
La privacy nell’intelligenza artificiale non è solo una questione di norme, ma di consapevolezza. Sapere che i propri dati possono essere usati per migliorare un modello significa poter scegliere, e in questo caso la scelta passa per un clic.