La ricerca spirituale sta cambiando volto in un mondo in cui la solitudine pervade gli animi e, nella vita quotidiana di molte persone, il bisogno di ascolto, di conforto o semplicemente di uno spazio in cui sentirsi meno sole trova sempre più spesso risposta attraverso uno schermo. C'è chi affida le proprie domande a un assistente digitale, chi medita con un'app, chi partecipa a gruppi che esistono soltanto online e che promettono soluzioni immediate a domande profondamente complesse.
Oggi, le ricerche internazionali, inoltre, mostrano che non si tratta di una curiosità passeggera. Negli Stati Uniti, più del 13% degli adolescenti ha già chiesto a un’IA consigli legati al benessere emotivo, e fra i giovani adulti la percentuale supera il 22%, mentre in Italia un rapporto di Save the Children segnala che oltre quattro ragazzi su dieci si sono rivolti a un chatbot nei momenti di solitudine o ansia. Parallelamente, nel mondo stanno nascendo esperimenti religiosi che coinvolgono l’intelligenza artificiale come, ad esempio, il Buddha robot del tempio Kōdaiji in Giappone, i sermoni generati da software in alcune chiese protestanti, la Chiesa protestante di San Gallo in Svizzera dove i fedeli possono dialogare con un avatar di Gesù creato dall’IA, e, infine, l’esperienza statunitense della “Way of the Future”, che guardava a una futura superintelligenza come una nuova entità spirituale.
Dentro questo scenario, nell’incontro "Fede 4.0: IA e nuove forme di spiritualità, tra comunità virtuali e rischio di sette" organizzato dal Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa (GRIS) di Palermo, abbiamo intervistato Tullio Di Fiore, presidente del GRIS Sicilia, direttore dell'Istituto di Alta Formazione GRIS Marinelli Passalacqua e docente della Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista, per capire come le persone vivono oggi la propria ricerca di senso, tra nuovi orizzonti e rischi spesso difficili da riconoscere.
Presidente, in che modo l’intelligenza artificiale sta trasformando la ricerca spirituale e il modo di avvicinarsi alle religioni
"È entrata a piene mani nella spiritualità al punto che sono nate realtà che si presentano come vere e proprie chiese dedicate all’intelligenza artificiale. Questa sera ne presenterò alcune come Tetanoir o The Way of the Future, movimenti che guardano a un’intelligenza futura, non a quella che usiamo oggi. È una visione legata alla singolarità, a una superintelligenza che alcuni considerano capace di guidare l’umanità. Sta crescendo più di quanto sembri".
Questo cambiamento porta con sé rischi nuovi?
"Da tempo noto la figura del pellegrino in poltrona, una persona che cerca e viaggia restando dietro uno schermo. Non la vediamo, non la incontriamo, vive la sua ricerca in solitudine e può finire in spazi che non sono idonei. Esistono comunità virtuali che usano tecniche di controllo e manipolazione e chatbot che intercettano le emozioni e danno l’impressione di un dialogo vero. In realtà elaborano solo dati personali e orientano la persona in una certa direzione. Sembra di parlare con qualcuno, ma non è così".
Solo i giovani appaiono particolarmente vulnerabili?
"Forse sì, perché manca sempre di più la famiglia e mancano relazioni sane che offrano un punto di riferimento. Per molti giovani andare in chiesa o inserirsi in una comunità non è qualcosa che li attira, anche se sui social esistono tentativi di avvicinarli. Ma non esiste un modello preordinato: la solitudine, l’assenza di dialogo, la mancanza di riferimenti spingono a cercare altrove tutti, uomini e donne di qualsiasi età. Questo perché l’essere umano ha bisogno di ricerca di senso e, se non la trova nei luoghi tradizionali, la cerca dove può. L’intelligenza artificiale dà l’impressione di un interlocutore presente, ma si parla sempre con una macchina. E infatti molti giovani lo raccontano apertamente: quando hanno bisogno di parlare usano Gemini o ChatGPT. È un segnale importante e triste allo stesso tempo. In rete stanno nascendo realtà spirituali che non si vedono se non si frequentano certi spazi digitali, ma attirano molte persone. È un mondo parallelo che gli adulti spesso ignorano, ma influisce sulle scelte e sul senso di identità".
L’intelligenza artificiale può davvero sostituire figure come sacerdoti, educatori o guide spirituali?
"Io non demonizzo la tecnologia, ma credo vada usata con sapienza. Le persone hanno bisogno di parlare con sacerdoti, educatori e figure preparate, hanno bisogno di relazioni autentiche. Parlare con qualcosa che imita un’emozione significa accettare un ascolto che non esiste, perché dietro c’è un algoritmo che rielabora i miei dati. Non so se un modello del genere potrebbe diffondersi in Italia, ma certamente non risponde ai bisogni profondi dell’essere umano. Su questo punto è molto chiara anche una nota pubblicata nel gennaio 2025 da due Dicasteri Vaticani, un documento che pochi conoscono ma molto significativo il quale ricorda che l’intelligenza artificiale è frutto dell’ingegno che Dio ha donato all’uomo e, proprio per questo, deve essere usata con criterio. Non può superare chi l’ha creata. Se accadrà, l’essere umano rischierà di diventare schiavo della sua stessa macchina e, quando la macchina diventa il centro, si perde l’identità umana".