I Salesiani sperimentano l'AI a scuola e il progetto diventa caso di studio per Google

Le scuole salesiane hanno utilizzato chatbot e strumenti di intelligenza artificiale per due anni coinvolgendo migliaia di studenti e docenti.

I Salesiani sperimentano l'AI a scuola e il progetto diventa caso di studio per Google
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Le scuole salesiane del Nord Est hanno concluso una sperimentazione biennale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella didattica che oggi viene osservata anche da Google come possibile modello educativo internazionale. Il progetto, denominato “Go Beyond Traditional Education”, ha coinvolto migliaia di studenti e docenti italiani nell’utilizzo di chatbot e strumenti basati su Google Gemini for Education, con l’obiettivo di integrare l’AI nelle attività scolastiche mantenendo al centro la dimensione educativa e relazionale.

I risultati della ricerca sono stati presentati a Verona, all’Istituto Salesiano San Zeno, durante un incontro a cui hanno partecipato rappresentanti italiani e internazionali di Google for Education. I manager del gruppo tecnologico hanno preso parte all’evento come osservatori per analizzare gli effetti della sperimentazione avviata all’interno delle scuole salesiane.

A differenza del progetto promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, sviluppato per due anni in un numero limitato di istituti distribuiti in quattro regioni italiane, la rete salesiana ha scelto di introdurre l’intelligenza artificiale in maniera estesa e continuativa all’interno delle proprie scuole, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. L’obiettivo dichiarato era valutare le potenzialità degli strumenti digitali ma anche definire limiti e criteri di utilizzo.

Il progetto è stato coordinato dall’Ispettoria Salesiana “San Marco” Italia Nord Est insieme allo IUSVE, l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia, in collaborazione con Google Gemini for Education e MR Digital. Secondo i dati presentati durante l’incontro di Verona, l’iniziativa ha coinvolto 26 scuole salesiane del Triveneto, più di 9.000 studenti e circa 700 docenti, impegnati in oltre 600 attività didattiche realizzate con il supporto dell’intelligenza artificiale. Considerando l’intera estensione nazionale del progetto, sono state sviluppate circa 1.800 attività scolastiche che hanno interessato quasi 30.000 studenti e circa 1.600 insegnanti di scuole primarie e secondarie.

Una parte significativa dei docenti coinvolti non aveva mai utilizzato strumenti di AI prima dell’avvio della sperimentazione. Dopo il percorso di formazione dedicato all’utilizzo di Gemini for Education, il 69% degli insegnanti ha dichiarato di aver migliorato la progettazione delle lezioni, mentre l’86% ritiene di voler continuare a usare l’intelligenza artificiale per preparare materiali e attività didattiche.

L’analisi quantitativa della ricerca, coordinata da Davide Girardi dello IUSVE su un campione di 520 insegnanti, evidenzia effetti positivi nell’integrazione dell’AI nelle attività scolastiche. Il 47% dei docenti ha rilevato una crescita dell’attenzione e della partecipazione degli studenti, mentre il 40% ha segnalato una gestione più efficiente del tempo grazie alla possibilità di creare rapidamente contenuti personalizzati e ottimizzare la preparazione delle lezioni. Il 39% degli insegnanti ha inoltre osservato un miglioramento nella qualità dell’apprendimento, soprattutto nel caso degli studenti con bisogni educativi specifici.

Secondo i dati raccolti durante il progetto, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha contribuito a rendere più chiari gli obiettivi degli esercizi, a ridurre il ricorso alle lezioni frontali e ad aumentare del 9% il coinvolgimento degli studenti nelle attività scolastiche. I risultati più evidenti sarebbero però legati alla creatività e allo sviluppo del pensiero critico: gli studenti hanno mostrato maggiore originalità nei contenuti prodotti e una più elevata consapevolezza critica, con incrementi valutati fino al 16% dagli stessi alunni e fino al 40% dai docenti.

Tra gli esempi illustrati durante la presentazione figura il lavoro svolto da Alessia Costa, insegnante presso il Collegio Don Bosco di Pordenone. Nella sua classe di terza primaria, l’AI è stata utilizzata per trasformare lo studio delle frazioni in un’attività di gioco di ruolo ambientata in una pizzeria, dove gli studenti simulavano ordini e operazioni matematiche legate alla gestione delle pizze.

Un’altra esperienza è stata sviluppata da Francesco Fraccaro dell’Istituto Tecnico Meccatronico di Mestre. Grazie al supporto di Gemini, gli studenti hanno progettato una casa domotica ecologica, utilizzando l’intelligenza artificiale soprattutto per le parti più complesse della programmazione informatica e per l’ottimizzazione dei tempi di lavoro. Secondo il docente, questo approccio ha consentito agli studenti di concentrarsi maggiormente sugli aspetti creativi del progetto.

Anche Beatrice Sansotta, docente presso i Salesiani di Bologna, ha sperimentato l’uso di Gemini all’interno di un percorso di educazione finanziaria per studenti delle scuole superiori. Durante le lezioni, gli alunni hanno imparato a valutare criticamente le risposte generate dall’AI, decidendo quali suggerimenti modificare, accettare o rifiutare. “È stata un’occasione per far capire ai ragazzi che l’IA è un supporto che deve essere sempre accompagnato dall’intelligenza umana”, ha spiegato la docente.

La ricerca qualitativa condotta da Enrico Miatto insieme ai ricercatori Matteo Adamoli, Michela Drusian, Elena Mantoet e Jacopo Masiero ha evidenziato tre principali trasformazioni nel rapporto tra scuola e intelligenza artificiale. La prima riguarda l’utilizzo dell’AI come strumento operativo a supporto dei docenti nella preparazione delle attività e delle verifiche. La seconda riguarda il ripensamento dello studio a casa per evitare un uso passivo della tecnologia. La terza riguarda invece l’impiego collaborativo dell’AI nelle attività in classe, favorendo percorsi di co-costruzione della conoscenza e rafforzando il ruolo dell’insegnante come guida educativa orientata allo sviluppo del pensiero critico.

Accanto alla sperimentazione tecnologica, i Salesiani hanno elaborato anche un framework etico pubblicato sul sito dei Salesiani Nord Est. Don Lorenzo Teston, delegato scuola dell’Ispettoria Salesiana del Nord Est e coordinatore del progetto insieme ad Alberto Grillai, ha spiegato che l’iniziativa è stata sviluppata attraverso “un approccio equilibrato che coniuga innovazione tecnologica e valori umanistici”.

Uno degli aspetti centrali del modello educativo riguarda il principio della “tecnologia a tempo”. L’intelligenza artificiale viene utilizzata durante le attività didattiche, ma viene sospesa nei momenti ricreativi. Durante l’intervallo, infatti, gli studenti non utilizzano chatbot né strumenti digitali, per lasciare spazio alle relazioni personali e al gioco. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo è utilizzare il tempo risparmiato grazie alla tecnologia per rafforzare la relazione educativa e riaffermare “il primato del volto sull’interfaccia”.

Don Lorenzo Teston ha collegato questa impostazione alla tradizione pedagogica salesiana, ricordando che San Giovanni Bosco aveva sempre incoraggiato le scuole salesiane a rimanere “all’avanguardia del progresso” per il bene dei giovani. Lo stesso Teston ha spiegato che negli istituti salesiani del Nord Est gli studenti consegnano il cellulare all’ingresso, evitando così l’utilizzo personale degli smartphone durante le lezioni.

Sul tema è intervenuto anche don Elio Cesari, presidente del Centro Nazionale delle Opere Sociali Salesiane, che ha sottolineato la necessità di accompagnare la rivoluzione digitale con un percorso educativo e culturale adeguato. Secondo Cesari, l’evoluzione tecnologica accelerata dall’intelligenza artificiale richiede un equilibrio tra relazioni umane, comunicazione scritta e strumenti digitali. Ha inoltre evidenziato l’importanza dell’educazione critica ai media digitali per aiutare studenti e docenti a comprendere rischi come i pregiudizi algoritmici, la colonizzazione culturale e l’uso eccessivo della tecnologia.

Il progetto “Go Beyond Traditional Education”, definito dai promotori una delle più ampie sperimentazioni educative al mondo dedicate all’intelligenza artificiale scolastica, proseguirà anche nel 2025. Don Nicola Giacopini, direttore dello IUSVE, ha annunciato che la ricerca continuerà con nuovi sviluppi destinati a sostenere un percorso di innovazione considerato sostenibile e inclusivo per il sistema scolastico.

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