John Carreyrou guida la rivolta degli autori contro i giganti dell'intelligenza artificiale

L'autore di "Bad Blood" e giornalista del New York Times ha depositato una causa federale contro OpenAI, Google e xAI, rifiutando la logica delle class action per cercare una vittoria legale diretta.

By kellywritershouse - DSC02013, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=98628938
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John Carreyrou, celebre giornalista investigativo del New York Times e autore del best-seller Bad Blood, ha depositato ufficialmente il 22 dicembre 2025 una causa presso la corte federale della California contro sei delle maggiori aziende mondiali di intelligenza artificiale, tra cui OpenAI, Google, Meta e, per la prima volta in un procedimento di questo tipo, la xAI di Elon Musk. L'azione legale, intrapresa insieme ad altri cinque scrittori professionisti, accusa i colossi tecnologici di aver utilizzato sistematicamente opere protette da diritto d'autore per addestrare i propri modelli linguistici senza alcun permesso o compensazione. La mossa segna un cambio di paradigma strategico: non si tratta più di una class action collettiva, ma di una causa individuale mirata a ottenere risarcimenti reali e a contestare la validità dei recenti accordi al ribasso che stanno chiudendo le controversie nel settore.

La decisione di Carreyrou di agire separatamente dalle grandi azioni collettive nasce da una critica feroce ai risultati ottenuti finora dagli organismi di rappresentanza degli autori. Nel mirino c'è in particolare il recente accordo preliminare con Anthropic, che ha previsto un fondo di 1,5 miliardi di dollari per chiudere le pendenze legali: una cifra che, secondo l'accusa, si traduce in una "frazione minuscola" del valore reale delle opere, stimata intorno al 2% del tetto statutario previsto dalla legge sul copyright. I legali dei querelanti sostengono che permettere alle aziende di estinguere migliaia di rivendicazioni di alto valore con accordi a "prezzi di saldo" legittimerebbe di fatto quello che definiscono il "peccato originale" dell'industria dell'IA: la costruzione di imperi commerciali basati sul furto sistematico della proprietà intellettuale.

L'inclusione di xAI tra gli imputati rappresenta una novità rilevante nel panorama giuridico della Silicon Valley. Fino ad oggi, la start-up di Elon Musk era rimasta ai margini delle grandi battaglie legali sul copyright che hanno investito OpenAI e Microsoft, ma la denuncia di Carreyrou rompe questo isolamento, ponendo Grok e i suoi modelli sottostanti sullo stesso piano dei rivali. La tesi sostenuta è che non esista "fair use" quando l'intero modello di business di un'azienda dipende dalla replicazione non autorizzata dell'espressione creativa umana.

Questa causa potrebbe fungere da apripista per una nuova ondata di contenziosi "atomizzati", in cui gli autori di maggior peso commerciale scelgono di combattere da soli piuttosto che diluire le proprie pretese in class action dall'esito incerto e spesso deludente. Se il tribunale dovesse accogliere le tesi di Carreyrou, il costo operativo per lo sviluppo dei Large Language Models potrebbe subire un'impennata drammatica, costringendo le Big Tech a negoziare licenze individuali a prezzi di mercato invece di affidarsi al prelievo indiscriminato di dati dal web.

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