La Commissione Europea ha annunciato il 5 gennaio 2026 l'avvio di un monitoraggio approfondito sulle attività di Grok, l'intelligenza artificiale integrata nella piattaforma X di Elon Musk, in seguito alla diffusione massiccia di immagini sessualmente esplicite generate tramite l'algoritmo. L'indagine si concentra sulla potenziale violazione del Digital Services Act a Bruxelles, dove i portavoce dell'Unione Europea hanno definito le falle nel sistema di sicurezza di Grok come una minaccia inaccettabile alla dignità di minori e donne. Le autorità di regolamentazione in Francia, Regno Unito, India e Malesia si sono unite alla pressione internazionale, chiedendo spiegazioni urgenti alla società tecnologica per aver permesso la creazione di contenuti illegali attraverso nuovi strumenti di modifica delle immagini. La crisi è esplosa dopo che migliaia di utenti hanno sfruttato le scarse restrizioni del chatbot per produrre deepfake nudisti non consensuali, mettendo a nudo la fragilità dei controlli etici della società xAI.
La decisione della Commissione Europea di intervenire con tale fermezza non rappresenta un episodio isolato, ma costituisce l'apice di una tensione crescente tra le visioni libertarie della Silicon Valley e le rigide normative europee sulla sicurezza digitale. Thomas Regnier, portavoce per gli affari digitali dell'Unione, ha usato parole durissime definendo ripugnante l'offerta di una modalità capace di produrre materiale pedopornografico, sottolineando che non esiste spazio in Europa per simili derive tecnologiche. Solo un mese fa, nel dicembre 2025, X era stata colpita da una sanzione di 120 milioni di euro per altre violazioni legate alla trasparenza, segno che il braccio di ferro con Bruxelles è ormai entrato in una fase di scontro aperto. La nuova indagine punta a verificare se la piattaforma abbia deliberatamente rimosso le barriere di sicurezza per favorire l'interattività, ignorando i rischi sistemici derivanti dalla manipolazione delle identità reali.
Nel frattempo, il fenomeno ha assunto proporzioni globali, scatenando quella che i ricercatori hanno battezzato come una ondata di nudificazione digitale di massa. In meno di dieci minuti, alcune analisi condotte da testate internazionali hanno registrato oltre cento tentativi di utenti di forzare l'intelligenza artificiale verso la creazione di scene sessualizzate partendo da fotografie legittime. In molti casi, l'algoritmo ha obbedito alle richieste, generando versioni denudate di donne famose e comuni cittadine senza alcun consenso. Questo utilizzo distorto della tecnologia è stato facilitato dall'introduzione di un pulsante di modifica che permette di alterare qualsiasi immagine caricata, trasformando Grok in uno strumento di violenza digitale di genere accessibile a chiunque con pochi clic.
La reazione delle autorità asiatiche è stata altrettanto rapida e perentoria. Il Ministero dell'Elettronica e dell'Informazione dell'India ha inviato il 2 gennaio un ultimatum di 72 ore alla dirigenza di X, minacciando la perdita della protezione legale contro i contenuti generati dagli utenti se il materiale osceno non verrà rimosso immediatamente. In un contesto geopolitico dove la sicurezza online è diventata una priorità di sicurezza nazionale, la rilassatezza dei controlli di Grok viene percepita non solo come un problema etico, ma come una minaccia alla stabilità sociale. Anche l'Ofcom nel Regno Unito ha richiesto chiarimenti urgenti, interrogando xAI sul perché i propri sistemi siano stati in grado di eludere le barriere che altre intelligenze artificiali, come quelle di Google o OpenAI, hanno implementato con molto più rigore.
Dall'altra parte della barricata, Elon Musk ha risposto alle accuse promettendo azioni legali contro chi utilizza Grok per fini illegali, equiparando la creazione di deepfake al caricamento diretto di materiale proibito. Tuttavia, i critici sottolineano come scaricare la responsabilità esclusivamente sull'utente finale sia una strategia per evitare di ammettere le carenze progettuali di un'intelligenza artificiale nata con l'ambizione di essere politicamente scorretta. La filosofia della libertà di espressione radicale portata avanti da Musk si scontra oggi con la realtà di una tecnologia che, privata di limiti morali, finisce per diventare un'arma di oppressione. Mentre la società corre ai ripari cercando di tappare le falle del sistema, il dubbio che rimane è se un'intelligenza artificiale possa davvero essere addestrata per essere ribelle senza diventare intrinsecamente pericolosa.
La sfida regulatoria che attende X nei prossimi mesi potrebbe riscrivere le regole della distribuzione tecnologica in tutto l'Occidente. Se le indagini dovessero confermare una negligenza sistemica nella protezione dei minori, la piattaforma rischierebbe sanzioni pari al sei percento del proprio fatturato globale, oltre a possibili blocchi temporanei in diverse giurisdizioni. Questa crisi mette in luce il paradosso di un progresso che corre più velocemente della nostra capacità di governarlo, lasciando le vittime di manipolazioni sintetiche in un vuoto legislativo difficile da colmare. Il caso Grok non è solo la storia di un chatbot che ha fallito, ma il segnale di un bivio dove la società deve decidere quanto valore dare alla verità in un mondo sempre più popolato da finzioni digitali.