L'intelligenza artificiale non è più una novità per pochi appassionati, ma un'abitudine consolidata per centinaia di milioni di persone. Il report "How people are using ChatGPT", pubblicato da OpenAI a metà settembre 2025, rivela che il chatbot ha raggiunto una penetrazione di mercato senza precedenti, con circa 700-800 milioni di utenti attivi a settimana. Lo studio, basato sull'analisi di oltre 1,5 milioni di conversazioni anonimizzate, evidenzia come l'IA stia diventando un'infrastruttura cognitiva per la vita quotidiana, con una crescita dei messaggi legati alla sfera personale che supera quella delle attività lavorative.
Una delle scoperte più significative riguarda la chiusura del divario di genere. Se all'inizio del 2024 l'utenza era prevalentemente maschile, entro luglio 2025 la quota di utenti con nomi femminili è salita al 52%. Questo dato indica che lo strumento ha superato la fase di adozione da parte dei early adopter tecnologici per diventare un supporto universale. Parallelamente, la crescita più rapida si registra nei paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di adozione sono stati quattro volte superiori rispetto alle economie avanzate, suggerendo che ChatGPT stia agendo come un potente livellatore per l'accesso alle informazioni e alla formazione.
Le tre modalità di interazione: Asking, Doing ed Expressing
Il report categorizza l'utilizzo del chatbot in tre macro-aree che definiscono il nostro rapporto con la macchina:
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Asking (49%): La categoria principale e in più rapida crescita. Le persone usano ChatGPT non solo per cercare fatti, ma come un consulente strategico. Viene interrogato per ricevere consigli pratici, supporto nello studio e aiuto nei processi decisionali complessi.
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Doing (40%): Riguarda l'esecuzione di compiti concreti. In ambito lavorativo, questa modalità domina con la scrittura di email, la sintesi di documenti e la programmazione. Circa il 30% dell'utilizzo totale è ormai strettamente legato alla produttività professionale.
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Expressing (11%): Una nicchia dedicata alla riflessione personale, alla scrittura creativa e all'auto-espressione, dove l'IA funge da "musa" o partner per il brainstorming artistico.
Un altro dato sorprendente è il calo relativo della programmazione (coding), che rappresenta solo il 4,2% dei messaggi totali su ChatGPT, a dimostrazione di come lo strumento sia diventato meno "tecnico" e più "umanistico". Al contrario, il supporto educativo e il tutoraggio pesano per il 10%, confermando il ruolo dell'IA come insegnante on-demand. Nelle aziende, l'integrazione è diventata profonda: l'uso di flussi di lavoro strutturati, come i Custom GPT e i Progetti, è aumentato di 19 volte in un anno, segno che l'intelligenza artificiale sta passando da semplice chat a sistema operativo per il business.
Alla fine, il report di OpenAI ci restituisce l'immagine di una società che non ha più paura dell'IA, ma che ha imparato a delegarle i compiti più ripetitivi per concentrarsi sulla supervisione e sulla creatività. La sfida per il futuro sarà garantire che questa "saggezza sintetica" rimanga accessibile a tutti, continuando a ridurre le barriere linguistiche e culturali che ancora separano i cittadini digitali.