Universal Music Group, Concord e ABKCO hanno presentato una nuova e dettagliata serie di accuse contro Anthropic nel gennaio 2026, sostenendo che la società abbia sistematicamente violato i diritti di proprietà intellettuale su oltre ventimila canzoni. L'azione legale, depositata presso i tribunali federali degli Stati Uniti, punta a dimostrare come il chatbot Claude sia stato addestrato utilizzando testi musicali protetti senza aver mai ottenuto le necessarie autorizzazioni o aver corrisposto compensi agli autori. Le major della musica chiedono danni miliardari, sostenendo che l'output generato dall'intelligenza artificiale sia in grado di riprodurre integralmente opere protette, sottraendo valore commerciale all'industria discografica. Questa battaglia legale rappresenta un punto di svolta fondamentale per stabilire se l'estrazione di dati su larga scala possa essere considerata un uso legittimo o una violazione diretta delle leggi vigenti. La decisione dei giudici americani definirà i confini operativi per l'intero settore tecnologico, determinando se il progresso algoritmico debba essere subordinato al rispetto del lavoro creativo umano.
Il cuore della contesa risiede nella capacità della macchina di fornire testi di canzoni famose in risposta a semplici richieste degli utenti, agendo di fatto come un distributore non autorizzato di contenuti. I legali delle etichette discografiche hanno documentato numerosi casi in cui Claude, interrogato su brani di successo, ha restituito testi quasi identici agli originali, dimostrando che tali opere fanno parte integrante del suo set di dati di addestramento. Questa pratica viene descritta dall'accusa non come una forma di apprendimento trasformativo, ma come una mera duplicazione digitale che danneggia i canali di licenza ufficiali già esistenti nel mercato. Anthropic, dal canto suo, ha cercato di difendere il proprio operato invocando la dottrina del fair use, sostenendo che l'analisi dei testi serva a insegnare al modello le strutture del linguaggio e non a distribuire illegalmente la musica. Tuttavia, la scala massiccia dell'appropriazione di contenuti rende difficile sostenere che l'impatto economico sull'industria creativa sia trascurabile o secondario.
La portata economica della sfida è enorme, considerando che Anthropic è oggi una delle realtà più finanziate della Silicon Valley, con investimenti che superano i dieci miliardi di dollari provenienti da giganti come Amazon e Google. Le major della musica percepiscono questa immensa disponibilità di capitale come il frutto di una crescita accelerata dal libero accesso a contenuti altrui, definendo l'attività della startup come un'operazione di parassitismo industriale. Il timore delle etichette è che, senza una regolamentazione ferrea, il diritto d autore possa essere svuotato di ogni significato pratico in un mondo dominato da generatori automatici di contenuti. La causa evidenzia come la protezione dei proventi per i cantautori e gli editori sia una condizione necessaria per la sopravvivenza stessa della musica professionale, in un momento in cui le entrate derivanti dallo streaming sono già sottoposte a forti pressioni.
In questo scenario, il dibattito si sposta sulla natura stessa dell'innovazione e sulla responsabilità di chi sviluppa tecnologie capaci di impattare su milioni di vite. L'industria discografica non è contraria all'uso dell'intelligenza artificiale come strumento creativo, ma si oppone ferocemente all'idea che l' addestramento dei modelli possa avvenire a spese degli artisti senza un accordo preventivo. La trasparenza sui dati utilizzati diventa quindi la richiesta centrale dei querelanti, i quali esigono di conoscere con esattezza quali opere siano state immagazzinate nei server della società californiana. Se i tribunali dovessero dar ragione alle major, ogni azienda di intelligenza artificiale sarebbe costretta a negoziare licenze collettive con i detentori dei diritti, un passaggio che rallenterebbe lo sviluppo tecnologico ma che garantirebbe un ritorno economico equo per chi produce la materia prima del sapere e dell'intrattenimento.
La risoluzione di questo caso potrebbe richiedere anni di dibattimenti, ma il segnale inviato al mercato è già inequivocabile. La fase dell'appropriazione indiscriminata di dati sembra essere giunta al termine, lasciando il posto a una stagione di confronti legali che ridefiniranno la proprietà intellettuale per il ventunesimo secolo. La sfida per Anthropic e per i suoi concorrenti sarà quella di dimostrare di poter creare intelligenze superiori senza calpestare i diritti fondamentali di chi ha scritto le canzoni che hanno segnato la nostra storia culturale. Forse, il vero progresso risiede nel trovare un modo per far convivere la velocità del silicio con la sacralità della creazione umana, evitando che la ricerca della perfezione algoritmica finisca per inaridire la fonte stessa della nostra ispirazione.
Resta da capire se saremo in grado di costruire macchine che ci capiscano senza che per farlo debbano prima svuotare i nostri archivi di tutto ciò che abbiamo di più caro.