ChatGPT “quasi meglio del meccanico”: lo studio britannico che misura l’AI sotto il cofano

Un test condotto nel Regno Unito confronta ChatGPT e altri chatbot con l’esperienza dei professionisti dell’autoriparazione. I risultati sorprendono per precisione e linguaggio, ma sollevano dubbi sulla sicurezza del fai-da-te digitale.

ChatGPT “quasi meglio del meccanico”: lo studio britannico che misura l’AI sotto il cofano
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Nel Regno Unito un gruppo di ricercatori ha deciso di verificare fino a che punto l’intelligenza artificiale possa sostituire la competenza di un meccanico. L’iniziativa, promossa da Scrap Car Comparison e ripresa da testate come Auto Express, ha confrontato le risposte di ChatGPT, Microsoft Copilot e Google AI Overview a una serie di scenari concreti: freni difettosi, spie motore accese, rumori sospetti e valutazioni sui costi di riparazione.

Le domande non erano banali. Gli sperimentatori hanno chiesto ai chatbot di stimare il valore residuo di auto con vent’anni di servizio, di consigliare se rottamare o riparare un cambio usurato, e di spiegare come gestire una perdita di liquido dei freni. Le risposte di ChatGPT sono state giudicate “sorprendentemente buone” da un esperto di officina, che ne ha valutato chiarezza, prudenza e capacità di suggerire soluzioni realistiche. In diversi casi il modello ha perfino superato le attese per completezza di spiegazione e linguaggio accessibile.

Lo studio evidenzia tuttavia il limite strutturale di questi strumenti. In alcune risposte l’AI incoraggiava azioni di manutenzione fai-da-te che, pur sembrando logiche, non erano compatibili con le norme di sicurezza o con la complessità del guasto. In altre, la descrizione dei costi o dei tempi di riparazione risultava semplificata. I ricercatori hanno ricordato che un algoritmo, per quanto aggiornato, non può diagnosticare ciò che non “vede” fisicamente e non sostituisce la manualità di chi lavora sull’auto.

L’indagine riflette un fenomeno in espansione: sempre più automobilisti cercano online risposte a problemi tecnici prima di rivolgersi a un’officina. In questo contesto, l’intelligenza artificiale si propone come intermediario tra il dubbio e la competenza, offrendo informazioni rapide e un linguaggio comprensibile. Il rischio è che la velocità venga scambiata per certezza e che la consulenza digitale riduca il margine d’errore umano a un’illusione di precisione.

Gli esperti del settore vedono comunque un potenziale positivo. Un assistente come ChatGPT può educare il consumatore a comprendere meglio la propria vettura, preparandolo a un dialogo più informato con il meccanico. Può aiutare a riconoscere i segnali d’allarme, stimare le priorità di intervento e, nei casi più semplici, evitare spese superflue. L’importante è che resti un supporto e non una scorciatoia.

L’automobile moderna è già un computer su ruote e la diagnostica elettronica ha cambiato il modo di intendere la riparazione. L’arrivo dei chatbot segna un ulteriore passaggio: l’intelligenza artificiale non aggiusta il motore ma traduce il linguaggio della macchina, lo rende accessibile, lo spiega. E in questo, forse, è davvero “quasi meglio del meccanico”, almeno finché il cofano resta chiuso.

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