GenAI e informazione, a Palazzo Sclafani il confronto sulla credibilità del giornalismo

Comando Militare Esercito Sicilia e Ordine dei Giornalisti di Sicilia hanno promosso un meeting dedicato a intelligenza artificiale, disinformazione, responsabilità e verifica delle fonti

GenAI e informazione, a Palazzo Sclafani il confronto sulla credibilità del giornalismo
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Si è svolto oggi, lunedì 11 maggio 2026, nel Salone delle Bifore di Palazzo Sclafani, a Palermo, il meeting sulla comunicazione “GenAI, difendere la credibilità degli organi d’informazione”, promosso dal Comando Militare Esercito Sicilia e dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

L’iniziativa ha affrontato uno dei temi più delicati del presente: il rapporto tra intelligenza artificiale generativa, informazione professionale e tutela della credibilità pubblica. In un ecosistema digitale in cui testi, immagini e contenuti possono essere prodotti e diffusi con estrema rapidità, la questione centrale non riguarda soltanto l’uso degli strumenti tecnologici, ma la capacità di mantenere saldi metodo, verifica, responsabilità e trasparenza.

Dopo un breve momento istituzionale con gli interventi del Ten. Col. Giuseppe Provenza e del dott. Filippo Mulè, Segretario del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, il confronto è stato moderato dalla giornalista Elvira Terranova, capo redattrice di Adnkronos Sicilia.

Il meeting ha riunito competenze diverse, dal giornalismo all’università, dall’informatica alla comunicazione operativa, con l’obiettivo di leggere l’intelligenza artificiale non come fenomeno astratto, ma come elemento ormai presente nei processi di produzione, selezione e circolazione delle informazioni.

Marco Giacalone, giornalista, professore a contratto presso la LUMSA ed esperto informatico, è intervenuto sul tema “Quando la risposta non basta: verità e responsabilità nell’era della GenAI”. Al centro della riflessione la differenza tra una risposta generata da un sistema di intelligenza artificiale e una notizia costruita secondo criteri giornalistici. Una risposta può essere plausibile, corretta nella forma e persuasiva nel linguaggio, ma il giornalismo richiede verifica, attribuzione delle fonti, contesto e responsabilità editoriale.

Il prof. Gioacchino Lavanco, ordinario di Psicologia di Comunità dell’Università degli Studi di Palermo, ha richiamato il valore del giornalismo professionale come presidio contro i rischi prodotti dall’intelligenza artificiale, soprattutto quando la velocità della comunicazione digitale incide sulla percezione della realtà e sulla fiducia dei cittadini.

Roberto Gueli, vicedirettore nazionale della Tgr Rai, ha portato il confronto sul futuro del giornalismo nell’era di internet, dei social, degli influencer, dei comunicatori e dell’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di riaffermare il ruolo della professione giornalistica dentro un sistema informativo sempre più frammentato.

Il Ten. Col. Saverio Rametta, capo centro pianificazione, analisi e formazione per le comunicazioni operative, ha affrontato il tema della disinformazione come strumento di soft power nei contesti ibridi e convenzionali, evidenziando come la manipolazione delle narrazioni possa incidere sulla sicurezza, sulla percezione pubblica e sulla tenuta della fiducia nelle istituzioni.

Il confronto ha messo in evidenza un punto comune: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il giudizio umano, la verifica delle fonti e la responsabilità di chi decide cosa pubblicare. La credibilità dell’informazione non dipende solo dalla qualità tecnica dei contenuti prodotti, ma dal metodo con cui vengono controllati, contestualizzati e resi pubblici.

A Palazzo Sclafani, luogo storico della città, il tema della comunicazione è stato così riportato alla sua dimensione più essenziale: non basta produrre contenuti, occorre garantirne affidabilità, origine e senso. Nell’epoca della GenAI, difendere la credibilità degli organi d’informazione significa anche riaffermare il valore del giornalismo come pratica di responsabilità pubblica.

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