L'hub intermodale, il trasporto pubblico locale a confronto con le sfide dell'era digitale

L'assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Palermo Maurizio Carta spiega il futuro funzionamento degli hub intermodali. Nodi in cui si potrà switchare fra i vari servizi del trasporto pubblico locale, programmando il migliore percorso attraverso app e software dedicati.

L'hub intermodale, il trasporto pubblico locale a confronto con le sfide dell'era digitale
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L'hub intermodale. La modalità del trasporto pubblico locale per adeguarsi ai tempi e alle sfide imposte dall'innovazione tecnologica. E' una scelta fatta già da alcune grandi città italiane, come Roma o Milano. Altre, come ad esempio Firenze, si stanno muovendo in tal senso. La sfida è di quelle importanti, imposta soprattutto dalle sempre più stringenti regole europee in tema di emissioni e di green economy: ridurre l'utilizzo dell'auto in favore dei mezzi pubblici. Per farlo bisogna creare dei punti in cui incanalare l'utenza, fornendole la possibilità di scegliere fra le varie modalità disponibile riducendo al minimo i tempi di percorrenza. Come? Attraverso un'app per telefonini e smartphone. Un software che permetterà, attraverso un algoritmo, di scegliere il mezzo di trasporto pubblico o privato più adatto alle proprie esigenze.

Gli hub intermodali sono già realtà in diverse città italiane ed europee. In altre, il processo è appena iniziato. E' il caso del Comune di Palermo.Nell'ambito del piano FUA (Area Urbana Funzionale) della Città Metropolitana, sono stati finanziati diversi progetti per creare dei nodi intermodali all'interno del capoluogo siciliano. Fra questi figurano anche aree centrali, come ad esempio piazza Castelnuovo. Futura sede della "fermata Politeama" dell'anello ferroviario, punto di transito di diverse linee bus e passaggio prossimo anche della linea A del tram. Operazione che ha già vissuto un momento chiave a metà 2025, con l'approvazione del Documento di Indirizzo alla Progettazione. Il primo passaggio burocratico per arrivare all'avvio dei lavori.

A spiegare la scelta è l'assessore alla Rigenerazione Urbana Maurizio Carta. "Gli hub intermodali diventano oggi un pezzo fondamentale della mobility as service. Ossia la possibilità per il cittadino e il turista possa comporre il proprio set di mobilità attraversando la città attraverso le varie declinazioni del trasporto pubblico locale. Il tema è quello che le città stanno modificando anche la propria idea di mobilità. Bisogna offrire un servizio che possa essere quanto più personalizzabile possibile. Per farlo devi far si che le diverse modalità di trasporto si intersechino in alcuni punti chiave della città. La tecnologia in questo senso è chiave. Se devi comporre il tuo percorso, non puoi aspettare di arrivare alle fermate. Devi avere dei software che ti permettano di programmare i tuoi spostamenti".

Una scelta a prova di innovazione tecnologica. La programmazione degli spostamenti, oltre alla possibilità di ricorrere ai QR Code con Tag NFC posti alle fermate, avverrà attraverso un'applicazione in corso di sviluppo da parte delle due società Partecipate di Palazzo delle Aquile, ovvero Amat e Sispi. Il software, denominato "Muoversi a Palermo", è già disponibile negli store anche se lo stesso è ancora in una fase sperimentale. Il progetto mira a creare i primi hub intermodali a Palermo entro il 2029, anche attraverso alcuni lavori di riqualificazione urbana. Una sfida già vinta in diverse città italiane ed europee. Anche se con esigenze diverse a seconda dei gusti dell'utenza.

"Le città di Roma e Milano sono in uno stato avanzato sotto questo profilo. Ci sta lavorando molto anche Firenze. A livello europeo è un processo già attivato nelle grandi città, come Londra o Parigi, soprattutto per evitare la congestione del traffico. La logica è quella di permettere di lasciare l'auto negli hub intermodali attorno alla città, in modo poi di muoversi all'interno attraverso i mezzi pubblici. Gli utenti, attraverso un algoritmo presente nei vari software, possono calcolare la via più breve per raggiungere il posto di lavoro o un luogo di interesse.Caso a parte sono le città del Nord Europa, come ad esempio l'Olanda, dove le persone sono abituate a muoversi soprattutto in bicicletta. In realtà come queste, l'hub intermodale paradossalmente non serve". 

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