All'inizio di questo mese un gruppo di accademici ha denunciato pubblicamente le imprecisioni presenti nella piattaforma Grokipedia, la nuova enciclopedia digitale ideata da Elon Musk e gestita dalla società xAI. Il progetto, presentato come alternativa indipendente a Wikipedia, è stato lanciato con quasi novecentomila voci generate da modelli linguistici addestrati sul corpus di Grok, l’intelligenza artificiale di punta di xAI.
Fin dalle prime settimane il sistema ha mostrato errori sostanziali in molte biografie, distorsioni nei fatti storici e formulazioni considerate parziali o politicizzate. Docenti universitari e fact-checker hanno segnalato la presenza di contenuti copiati da fonti esistenti senza revisione o attribuzione chiara, e la mancanza di un meccanismo di correzione pubblica simile a quello di Wikipedia. Alcune voci su eventi politici e movimenti sociali presentano interpretazioni unilaterali, rafforzando la percezione di una piattaforma orientata più alla visione personale di Musk che a un reale pluralismo della conoscenza.
Il problema, sostengono i ricercatori, non riguarda solo la quantità di errori ma la natura del progetto. Grokipedia si fonda sull’idea che la conoscenza possa essere automatizzata e verificata da un modello generativo, ma questa impostazione elimina il confronto tra fonti e la verifica critica che caratterizza la cultura accademica. Il rischio è che la produzione automatica di informazione sostituisca la costruzione condivisa del sapere, generando un archivio che replica convinzioni invece di accertare verità.
A preoccupare è anche la trasparenza. xAI non ha reso pubblici i criteri di selezione dei dati né le procedure di revisione interna, e il sistema di segnalazione degli errori non è attivo per la maggior parte degli utenti. Ciò rende difficile comprendere come vengano gestite le modifiche o i contenuti contestati. Secondo alcuni studiosi, questo approccio potrebbe trasformare Grokipedia in un ecosistema chiuso in cui l’autorità delle informazioni è decisa dall’algoritmo stesso.
L’iniziativa solleva interrogativi culturali più profondi: che cosa significa affidare la memoria collettiva a un’intelligenza artificiale privata? Se la storia diventa un prodotto di calcolo, chi garantisce la credibilità delle fonti e la pluralità delle prospettive? Il dibattito non riguarda solo l’accuratezza ma il concetto stesso di conoscenza nell’era algoritmica.
Alla fine, Grokipedia rappresenta l’ambizione e il paradosso dell’epoca digitale. Da un lato promette accesso illimitato al sapere, dall’altro rischia di ridurre la verità a una versione statistica del mondo. La lezione è chiara: la conoscenza non si genera, si costruisce, e ogni verità richiede ancora uno sguardo umano che la custodisca.