Jeff Bezos torna CEO con una startup da sei miliardi per l'intelligenza artificiale industriale

Il fondatore di Amazon guida Project Prometheus, una società che punta su AI per manifattura e aerospazio, non sui chatbot. È il ritorno operativo dopo quattro anni.

Jeff Bezos torna CEO con una startup da sei miliardi per l'intelligenza artificiale industriale
Condividi:
4 min di lettura

Jeff Bezos torna a dirigere un'azienda come amministratore delegato. Il fondatore di Amazon ha assunto il ruolo di co-CEO in Project Prometheus, una startup di intelligenza artificiale che ha già raccolto 6,2 miliardi di dollari di finanziamenti. L'annuncio è emerso il 17 novembre 2025 da fonti vicine al progetto, riportate da diverse testate internazionali. La società ha sede tra San Francisco, Londra e Zurigo. L'obiettivo è sviluppare sistemi di AI per l'economia fisica: manifattura, aerospazio, automotive.

È la prima volta che Bezos assume una carica operativa dal luglio 2021, quando lasciò la guida di Amazon ad Andy Jassy. In questi anni aveva mantenuto il ruolo di presidente esecutivo e si era dedicato a Blue Origin, la sua compagnia spaziale, ma senza un titolo formale di CEO. Project Prometheus segna un cambio di passo.

Alla guida della startup insieme a Bezos c'è Vik Bajaj, fisico e chimico con un passato in Google X, la divisione di Alphabet dedicata ai progetti moonshot. Bajaj ha contribuito a fondare Verily, il laboratorio di scienze della vita di Alphabet, e ha lavorato a progetti come Waymo, l'auto a guida autonoma. Ha lasciato il suo ruolo di CEO in Foresite Labs, l'incubatore di AI e data science che aveva cofondato, per dedicarsi interamente a Prometheus.

La società ha già assunto quasi cento persone, molte provenienti da OpenAI, DeepMind e Meta. Tra i membri fondatori figura Nal Kalchbrenner, ex ricercatore di Google e angel investor. Non è chiaro quando esattamente sia stata fondata, ma le operazioni sono già avviate. Sul profilo LinkedIn, Project Prometheus si descrive con una frase secca: "AI for the physical economy".

Il progetto non si concentra sui modelli linguistici di grandi dimensioni, quelli che alimentano ChatGPT o altri chatbot conversazionali. L'idea è costruire sistemi di intelligenza artificiale che apprendano dal mondo fisico, non solo dai dati digitali. Questo approccio potrebbe avere applicazioni nella ricerca farmaceutica, nella robotica avanzata, nello sviluppo di componenti per veicoli e velivoli spaziali. Blue Origin, la compagnia di razzi riutilizzabili di Bezos, rappresenta un possibile punto di convergenza: AI per accelerare l'ingegneria aerospaziale.

Il settore è affollato. Altre startup come Periodic Labs, fondata da ex ricercatori di OpenAI e DeepMind, stanno esplorando territori simili. Lo scorso anno Bezos aveva già investito in Physical Intelligence, una società che applica AI ai robot. Ma Project Prometheus si distingue per la scala dei finanziamenti e per il coinvolgimento diretto del miliardario, che questa volta non è solo investitore ma anche operatore.

La notizia ha provocato una reazione immediata da parte di Elon Musk, che su X ha scritto "Haha no way, copy cat", il suo modo per insinuare che Bezos stia imitando le sue mosse. Musk controlla Tesla, SpaceX e xAI, la sua società di intelligenza artificiale generativa. La rivalità tra i due imprenditori si estende ormai su più fronti: spazio, satelliti, robotica, AI.

Bezos ha parlato recentemente di AI durante l'Italian Tech Week 2025 a Torino. Ha riconosciuto i segnali di una "bolla industriale" nel settore, ma ha anche ribadito la sua convinzione che la tecnologia porterà benefici enormi alla società. Ha dichiarato che nei prossimi decenni milioni di persone vivranno nello spazio, grazie alla robotica avanzata e all'intelligenza artificiale. "Se devi fare lavori sulla superficie della Luna o altrove, saremo in grado di inviare robot a farlo, e sarà molto più conveniente che inviare umani", ha spiegato.

Il nome Project Prometheus richiama il titano greco che rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini. Un simbolo di innovazione, ma anche di rischio. La metafora non è casuale: Bezos sembra posizionarsi nel dibattito globale sull'AI non come pessimista, ma come ottimista tecnologico. La sua visione è quella di un'abbondanza civilizzazionale alimentata dalle invenzioni umane.

La startup entra in un mercato dominato da Microsoft, Google, Meta e OpenAI. Il vantaggio competitivo potrebbe venire dalla specializzazione: mentre gli altri si concentrano su modelli generativi e chatbot, Prometheus punta su applicazioni industriali concrete. Amazon, di cui Bezos è ancora il maggiore azionista individuale, potrebbe diventare cliente, partner o fornitore di infrastrutture. AWS, la divisione cloud di Amazon, già gestisce molti dei centri dati che alimentano le AI di altre aziende.

Resta da vedere se Project Prometheus riuscirà a tradurre i miliardi raccolti in prodotti reali. La sfida non è solo tecnica, ma anche strategica: costruire AI che funzionino nel mondo fisico richiede competenze trasversali, dalle scienze dei materiali alla robotica, dall'ingegneria meccanica alla chimica. Bezos ha esperienza nel costruire ecosistemi complessi, come ha dimostrato con Amazon e con Blue Origin. Ma l'intelligenza artificiale industriale è un terreno ancora da mappare.

Alla fine, il ritorno di Bezos a un ruolo operativo potrebbe essere meno una questione di competizione con Musk e più un tentativo di chiudere il cerchio: dopo aver dominato l'e-commerce e puntato sullo spazio, ora cerca di influenzare il modo in cui l'AI trasformerà la produzione fisica. Se riuscirà, il nome Prometheus potrebbe essere ricordato per aver portato non solo il fuoco, ma anche una nuova era industriale.

Tag: