La robotica sociale e l'intelligenza artificiale stanno entrando in una delle arene più sensibili della società: l'educazione primaria. In Australia, diverse scuole elementari hanno avviato trial controllati per integrare robot umanoidi o altamente interattivi come assistenti permanenti in classe. Questi robot insegnanti, spesso basati su piattaforme esistenti come Pepper o Nao, non sostituiscono il docente, ma assumono una funzione di supporto cruciale in aree come l'insegnamento del coding, delle lingue straniere e, in alcuni casi, l'assistenza personalizzata ai bambini con disturbi dello spettro autistico.
La premessa è l'efficienza: l'AI consente una personalizzazione dell'apprendimento quasi impossibile per un singolo insegnante. Il robot è in grado di analizzare i progressi di ogni singolo studente, riproporre concetti in modi diversi finché non vengono compresi e fornire un feedback costante e privo di bias emotivi. Per i bambini, la novità e l'interattività del robot possono aumentare l'engagement, trasformando l'apprendimento in un gioco coinvolgente. In contesti terapeutici, il robot può fornire un'interfaccia non minacciosa per esercitare le abilità sociali.
Tuttavia, l'esperimento solleva profondi interrogativi pedagogici ed etici. Il nucleo dell'educazione elementare non è solo l'acquisizione di dati o di competenze logiche, ma lo sviluppo socio emotivo del bambino, un processo che si nutre dell'interazione umana complessa, dell'imprevedibilità e della modellazione dell'empatia. I critici, tra cui psicologi e docenti, temono che l'eccessiva dipendenza da un'interfaccia meccanica possa atrofizzare la capacità del bambino di leggere segnali sociali sottili, gestire frustrazioni interpersonali o sviluppare una vera empatia.
L'AI può replicare e persino ottimizzare una forma di empatia simulata, utilizzando un linguaggio rassicurante e un tono di voce calibrato, ma non può sperimentare o condividere il sentimento umano. Se i bambini imparano a relazionarsi con un'entità che non ha bisogno né esperienza di sentimenti, il modello di relazione che apprendono sarà inevitabilmente incompleto. La vera sfida non è quindi tecnica, ma ontologica: si tratta di definire cosa la scuola debba insegnare. Se l'informazione può essere impartita da una macchina, è il processo di crescita umana che richiede la presenza e la mediazione di un altro essere umano.
Alla fine, l'esperimento australiano ci costringe a chiederci: può la macchina insegnare l'informazione in modo efficiente, o l'uomo è assolutamente necessario per insegnare l'umanità.