C’è un nuovo orizzonte nel mondo dell’educazione, e passa per l’intelligenza artificiale. Se ne è discusso il 9 ottobre scorso a Palazzo Steri, in occasione del convegno promosso dalla SIPED (Società Italiana di Pedagogia) e dal Centro di Ateneo per la Formazione degli Insegnanti dell’Università di Palermo. Al centro del dibattito, l’uso dell’IA nella formazione dei docenti e la nascita di un Gruppo di Lavoro nazionale dedicato proprio a esplorare le potenzialità e le sfide di questa rivoluzione educativa.
Tra le coordinatrici del gruppo, insieme alle professoresse Maria Cinque e Elif Gulbay, c’è la professoressa Alessandra La Marca, docente dell’Università di Palermo, che spiega come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento per colmare il divario tra insegnanti e studenti, purché usata con criterio.

Io sono convinta che l’IA possa avvicinare gli studenti alla conoscenza. Lo vedo ogni giorno con i miei studenti universitari: utilizzando ChatGPT o altri sistemi, capiscono che l’IA non è qualcosa di estraneo, ma uno strumento del nostro tempo. Se imparano a usarla in modo critico e consapevole, può perfino stimolare la creatività.
La chiave, dunque, non è tanto l’adozione della tecnologia, quanto l’educazione al suo uso critico.
Il modo in cui scriviamo un prompt determina la qualità della risposta: questo esercizio spinge i ragazzi a riflettere, a valutare, a distinguere tra corretto e scorretto. È un metodo per allenare la mente al pensiero critico.
Se da un lato l’intelligenza artificiale può essere un ponte tra linguaggi e generazioni, dall’altro rimane il timore che possa snaturare la dimensione umana della scuola?
Diventa pericolosa solo se l’insegnante le delega tutto. L’IA va intesa come uno strumento, non come un sostituto. È l’insegnante che deve restare al centro del processo educativo, mantenendo il ruolo di guida e di mediatore. In questo senso, l’IA può, persino, favorire il recupero e la personalizzazione dei percorsi di apprendimento.
La formazione dei docenti è uno dei nodi centrali del nuovo Gruppo di Lavoro SIPED “Intelligenza Artificiale e Formazione degli Insegnanti”, che riunisce pedagogisti e accademici di diverse università italiane. Il gruppo, costituito da pochi mesi, si propone di esplorare, analizzare e promuovere l’integrazione dell’IA nella didattica, individuando strategie sostenibili e linee guida per un uso etico e consapevole.
L’obiettivo non è semplicemente introdurre strumenti digitali, ma ripensare la formazione stessa dei docenti alla luce dell’evidenza scientifica e delle nuove sfide educative. Tra i punti del programma triennale (2025-2027) figurano la progettazione di percorsi formativi innovativi, la mappatura delle esperienze già attive nelle scuole, la validazione di piattaforme e strumenti di IA per l’apprendimento e la valutazione degli effetti sull’efficacia dell’insegnamento.
Il gruppo promuoverà anche seminari, workshop e tavole rotonde con esperti, pedagogisti e studenti, creando un dialogo tra scuola e università.
È fondamentale condividere risultati di ricerca ed esperienze concrete – spiega la professoressa La Marca – per costruire un approccio realmente collaborativo. Solo così possiamo evitare che l’IA diventi un fenomeno calato dall’alto e trasformarla in un alleato per l’educazione.
Sul piano operativo, saranno prodotti report di ricerca, linee guida etiche, pubblicazioni scientifiche e una systematic review sull’impatto dell’intelligenza artificiale nell’apprendimento. Tra gli obiettivi, anche la definizione di modelli formativi che tengano conto della dimensione etica e del benessere cognitivo degli studenti.
Non mancano, però, le difficoltà. Ci sono docenti che mostrano ancora reticenza, come accadde agli inizi di Internet o dell’energia elettrica. – prosegue la docente – Alcuni temono di perdere il controllo, altri di non avere le competenze. Ecco perché il primo passo deve essere la consapevolezza: molti già usano IA senza saperlo, quando chiedono qualcosa a Siri o cercano su Google. La formazione deve partire da qui, dalla presa di coscienza di quanto l’IA sia già parte della nostra vita».
L’intelligenza artificiale, insomma, può diventare un formidabile strumento di attrazione. «Dico sempre che il contrario di “distratto” non è “attento”, ma “attratto” – conclude La Marca –. Se vogliamo motivare i nostri studenti, dobbiamo attrarli. E oggi l’IA può essere uno dei mezzi più potenti per farlo, a patto di usarla con intelligenza, senso critico e responsabilità.
Il gruppo SIPED si prepara così ad affrontare una delle sfide più delicate della contemporaneità: quella di una scuola che non tema l’innovazione, ma la abiti, la interpreti e la trasformi in un laboratorio di umanità digitale.
Perché l’educazione del futuro non sarà quella che sostituirà l’insegnante con la macchina, ma quella che insegnerà a usare la macchina per restare profondamente umani.