Giro di boa per gli adolescenti, sul versante dei social media, che abbandonano lentamente le sovraffollate piattaforme di Instagram e Tik Tok per virare a tutta barra sull’intelligenza artificiale generativa. Questa transizione segna uno spostamento nel bisogno che il digitale deve soddisfare, infatti, dalla ricerca di intrattenimento passivo e validazione sociale, si sta passando a una richiesta di utilità immediata, di personalizzazione estrema e perfino di compagnia.
A rivelarlo è un rapporto del Pew Research Center, secondo cui oltre il 70% degli americani ed europei tra i 13 e i 24 anni utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale generativa per scopi che vanno ben oltre il semplice supporto scolastico.
L'intelligenza artificiale viene avvertita dai giovani come un interlocutore privo di giudizio, capace di rispondere ai loro dubbi esistenziali, ai problemi relazionali e alle sfide creative che spesso rimangono inascoltate nel rumore dei social media tradizionali. Se gli ultimi dieci anni sono stati dominati dall'estetica dell'apparenza, il futuro si presenta come l'era della funzionalità conversazionale. La capacità di ChatGPT di agire come un tutor o un confidente ha creato un legame di dipendenza funzionale che i "feed" infiniti di video brevi non riescono più a garantire. Molti utenti della Generazione Z dichiarano di sentirsi meno isolati conversando con un modello linguistico rispetto alla navigazione solitaria tra i contenuti altrui.
Da un punto di vista sociologico, questo cambiamento nelle abitudini di consumo ha riflessi immediati anche sulla salute mentale e sulla percezione della realtà. Mentre i social media sono stati a lungo associati a fenomeni di ansia da confronto, l'intelligenza artificiale introduce il rischio di una bolla di conferma automatizzata. Il chatbot, addestrato per essere utile e piacevole, tende ad assecondare i desideri e le opinioni dell'utente, eliminando l'attrito del confronto con il diverso che, pur essendo viziato nei commenti social, manteneva tuttavia una spinta vitale per la crescita intellettuale.
I giovani non hanno ancora perso la loro costitutiva fame di risposte, ma la comodità di una macchina che parla, non può sostituire la ricchezza di un mondo che continua a non avere una risposta pronta per tutto. Il nuovo pericolo in agguato per i giovani è che si abituino a risposte istantanee, precise e gentili, allontanandosi sempre di più dalla difficile gestione della complessità e dell'imprevedibilità delle interazioni umane nel mondo fisico.
Il sorpasso dell'IA sui social ci fornisce interessanti indicazioni anche nell’ambito dell’istruzione e del lavoro. Gli studenti usano l’intelligenza generativa come parte integrante della propria identità cognitiva. Essa non è più vista come una "scorciatoia per barare", ma come un'estensione necessaria per navigare in un mondo informativo sovraccarico; per loro la domanda non è più se usare l'IA, ma come utilizzarla per restare competitivi in un mercato del lavoro che evolve più velocemente dei programmi di studio.
In questo scenario la sfida per il 2026 sta nel trovare un nuovo equilibrio. E se da un lato l'addio al voyeurismo tossico dei social media è una notizia potenzialmente positiva, dall'altro la dipendenza da un'entità artificiale solleva sempre di più dubbi sulla sovranità del pensiero critico
La migrazione silenziosa dei giovani dai social network agli algoritmi di senso
I dati globali del 2025 evidenziano come la Generazione Z stia riducendo il tempo trascorso su TikTok e Instagram per rifugiarsi nelle conversazioni con l'intelligenza artificiale, trasformando ChatGPT nel nuovo centro di gravità della vita digitale.
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