I dati presentati da NP Digital durante il Web Summit 2025 hanno rivelato che ChatGPT ha raggiunto la soglia di un miliardo di ricerche giornaliere, un traguardo ottenuto con una velocità cinque volte superiore a quella impiegata da Google nel suo periodo di ascesa. Nonostante il colosso di Mountain View mantenga ancora una posizione dominante con circa 13,7 miliardi di query quotidiane e una quota di mercato superiore al 90%, il 2025 segna un punto di svolta culturale. Secondo le rilevazioni condotte tra giugno e dicembre, gli utenti non si limitano più a digitare parole chiave, ma scelgono lo strumento in base alla natura del compito: Google rimane la scelta preferenziale per le informazioni in tempo reale, i fatti rapidi e gli acquisti, mentre l'intelligenza artificiale di OpenAI cattura la quota crescente delle ricerche informative e generatrici di conoscenza.
Uno studio accademico pubblicato nella primavera del 2025 (CHI '25) ha approfondito le dinamiche di efficienza tra le due piattaforme, evidenziando che i partecipanti assegnati a sistemi basati su modelli linguistici (LLM) completano i compiti di ricerca più velocemente e con un numero inferiore di query. La capacità di ChatGPT di elaborare risposte dirette, eliminando la necessità di scorrere decine di link blu, ha migliorato significativamente l'esperienza utente in termini di soddisfazione e utilità percepita. Tuttavia, emerge un paradosso critico: se da un lato la velocità aumenta, dall'altro si registra una preoccupante tendenza all'eccessivo affidamento. Quando l'algoritmo commette un errore, gli utenti tendono a non verificarlo con la stessa severità con cui analizzerebbero un sito web tradizionale, accettando la sintesi sintetica come una verità assoluta e univoca.
La distinzione tra le due tecnologie è ormai netta anche sul piano demografico e comportamentale. I dati di mercato del secondo trimestre del 2025 mostrano che le generazioni più giovani, in particolare la Gen Z, utilizzano ChatGPT per quasi il 17% delle proprie ricerche totali, specialmente in contesti accademici e creativi. Al contrario, la fedeltà a Google cresce con l'aumentare dell'età, consolidandosi tra gli utenti che prediligono la varietà delle fonti e la possibilità di approfondimento autonomo. Questa polarizzazione generazionale suggerisce che il futuro della ricerca non sarà una sostituzione totale, ma una coesistenza ibrida: Google agisce come l'idrante del web, riversando una mole enorme di dati, mentre ChatGPT funge da curatore, distillando il rumore di fondo in narrazioni coerenti e personalizzate.
Un elemento sorprendente emerso dalle analisi di Similarweb riguarda la "generosità" dei motori. Nonostante il numero assoluto di clic verso siti esterni sia ancora tre volte superiore su Google, gli utenti di ChatGPT sono proporzionalmente più propensi a cliccare sui link di approfondimento forniti dal chatbot (1,4 link per visita contro lo 0,6 di Google). Questo dato smentisce l'ipotesi che l'IA sia una "scatola chiusa" e suggerisce invece che la sintesi ben fatta possa stimolare una curiosità più mirata verso le fonti primarie. Tuttavia, il rischio di una chiusura informativa rimane alto, poiché la comodità di una risposta unica e immediata scoraggia spesso l'utente medio dall'esplorare prospettive divergenti o siti web che non siano stati selezionati dall'algoritmo come autorevoli.
In questo scenario, la sfida per il 2026 non riguarda più la potenza del calcolo, ma la qualità del filtraggio. Google ha risposto integrando le "AI Overviews" per trattenere gli utenti all'interno della propria interfaccia, mentre OpenAI ha trasformato ChatGPT in un motore di ricerca a tutti gli effetti, dotato di citazioni e riferimenti web diretti. La battaglia per la nostra attenzione si gioca ora sul terreno della fiducia: vincerà chi saprà offrire la risposta più rapida senza sacrificare la verifica della verità. La ricerca online ha smesso di essere un atto di esplorazione per diventare un dialogo, ma resta da capire se, in questo passaggio, non stiamo perdendo il piacere e la necessità di dubitare dei risultati che ci vengono serviti.