La sfida globale dell’intelligenza artificiale tra controllo, sicurezza e diritti

Dalla corsa tecnologica tra Cina e Stati Uniti ai sistemi di sorveglianza basati sull’AI

La sfida globale dell’intelligenza artificiale tra controllo, sicurezza e diritti
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6 min di lettura

L’intelligenza artificiale è diventata uno degli strumenti centrali nella competizione globale tra Stati, aziende tecnologiche e sistemi politici. La Cina, oggi tra i leader mondiali nello sviluppo dell’AI, rappresenta uno dei casi più significativi per comprendere come queste tecnologie possano influenzare sicurezza, diritti civili, controllo sociale e governance internazionale. Se da una parte Pechino sostiene la necessità di regole globali per disciplinare l’intelligenza artificiale, dall’altra continua a utilizzare sistemi avanzati di sorveglianza che sollevano interrogativi sul rapporto tra innovazione tecnologica e libertà individuali.

Durante un’audizione alla commissione britannica per il commercio e l’industria, la professoressa Dame Wendy Hall, già membro del comitato consultivo delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale e coautrice di una revisione sull’AI per il governo guidato da Theresa May, ha affermato che la Cina sta assumendo una posizione favorevole alla regolamentazione internazionale dell’intelligenza artificiale. Secondo Hall, gli Stati Uniti, in particolare sotto la leadership di Donald Trump, avrebbero invece adottato un approccio competitivo orientato principalmente agli interessi economici delle grandi aziende tecnologiche.

La docente dell’Università di Southampton ha dichiarato che Pechino sostiene iniziative multilaterali per costruire una governance globale dell’AI, mentre Washington sarebbe contraria a qualsiasi forma di regolamentazione condivisa. Hall ha inoltre descritto i ricercatori cinesi come particolarmente innovativi ed efficienti, sottolineando la disponibilità di molti gruppi di ricerca a pubblicare modelli open source. Allo stesso tempo, ha spiegato che negli ultimi anni la collaborazione scientifica tra Regno Unito e Cina è diventata più complessa, al punto da limitare, secondo la studiosa, la libertà accademica dei ricercatori occidentali.

Il dibattito internazionale sull’intelligenza artificiale resta strettamente collegato alle questioni della sicurezza e della sorveglianza. La Cina è considerata uno dei paesi più avanzati nell’impiego di sistemi AI per il controllo sociale. Le tecnologie utilizzate comprendono riconoscimento facciale, geolocalizzazione, monitoraggio dei dati online e sistemi di credito sociale, integrati in una rete di controllo che permette alle autorità di tracciare comportamenti, spostamenti e attività digitali dei cittadini.

L’esperienza della regione dello Xinjiang, dove le autorità cinesi hanno utilizzato strumenti tecnologici per monitorare la popolazione uigura, così come le misure adottate durante la pandemia di COVID-19, vengono spesso citate come esempi di utilizzo dell’AI per finalità di controllo pubblico. Secondo numerosi osservatori internazionali, questi sistemi consentono allo Stato di rafforzare il proprio potere intervenendo sulla libertà di espressione, movimento e associazione.

Nel febbraio 2026 un episodio legato alla sicurezza informatica ha riportato l’attenzione sui rischi associati ai dispositivi intelligenti. L’ingegnere spagnolo Sammy Azdoufal ha dichiarato di essere riuscito a prendere il controllo di circa 7000 aspirapolvere intelligenti DJI Romo attraverso il reverse engineering della connessione tra il dispositivo e un controller PlayStation. L’operazione gli avrebbe consentito di accedere alle telecamere integrate, ascoltare i suoni presenti nelle abitazioni degli utenti e identificare la posizione degli apparecchi tramite gli indirizzi IP collegati.

La società cinese produttrice del dispositivo ha corretto rapidamente la vulnerabilità, ma il caso ha evidenziato le possibili implicazioni legate alla diffusione di tecnologie domestiche basate sull’intelligenza artificiale. DJI era già stata inserita nel 2022 nella lista nera del Pentagono come “società militare cinese” per motivi di sicurezza nazionale.

Le preoccupazioni legate all’utilizzo dell’AI nella sorveglianza non riguardano esclusivamente la Cina. Diversi paesi democratici hanno adottato strumenti simili sviluppati da aziende occidentali o israeliane. Nel Regno Unito, ad esempio, la polizia ha introdotto sistemi di riconoscimento facciale per identificare persone inserite nelle liste di sorveglianza, mentre negli Stati Uniti tecnologie basate sull’AI vengono impiegate nelle attività di monitoraggio dell’immigrazione e in operazioni di sicurezza nazionale.

Parallelamente, l’espansione dell’intelligenza artificiale sta modificando anche il sistema dell’informazione digitale. Alcuni modelli linguistici sviluppati in Cina, come DeepSeek, sono stati accusati di incorporare meccanismi di censura e orientamenti favorevoli alla narrativa governativa cinese. Tuttavia, anche le piattaforme occidentali sono state coinvolte in attività di manipolazione informativa. Secondo rapporti pubblicati da OpenAI, operatori russi e cinesi avrebbero utilizzato ChatGPT per analizzare il comportamento del pubblico e creare contenuti propagandistici mirati.

L’utilizzo di video deepfake generati dall’AI durante recenti conflitti internazionali ha inoltre mostrato come queste tecnologie possano influenzare la diffusione delle informazioni online, rendendo più complessa la distinzione tra contenuti autentici e materiali manipolati artificialmente.

Sul piano normativo, la Cina ha introdotto negli ultimi anni una serie di regolamenti dedicati all’intelligenza artificiale. Dal 2022 sono entrate in vigore disposizioni relative ai sistemi di raccomandazione algoritmica, alla sintesi profonda, all’AI generativa e all’etichettatura dei contenuti prodotti artificialmente. Le autorità cinesi hanno inoltre presentato nuove bozze legislative che prevedono il mantenimento di una supervisione umana sulle decisioni prese dagli agenti AI.

La Cyberspace Administration of China ha proposto standard specifici per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei settori della sanità, dei trasporti, dei media e della sicurezza pubblica. Le nuove norme prevedono obblighi per le aziende tecnologiche in materia di trasparenza algoritmica, protezione dei dati e prevenzione di contenuti discriminatori o dannosi.

Secondo diversi analisti, però, il sistema normativo cinese continua a privilegiare la tutela della sicurezza nazionale e della stabilità politica rispetto alla protezione delle libertà civili. Il sistema di credito sociale, integrato con strumenti di controllo digitale e censura online, permette infatti alle autorità di limitare l’accesso a determinati servizi pubblici o digitali per gli utenti considerati inaffidabili.

Il tema del rapporto tra governi e grandi aziende tecnologiche è diventato centrale anche nel dibattito occidentale. Durante la stessa audizione parlamentare nel Regno Unito, il professore Neil Lawrence dell’Università di Cambridge ha espresso preoccupazione per la crescente dipendenza britannica da società statunitensi come Google, Microsoft, Amazon e OpenAI. Secondo Lawrence, affidare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale a poche grandi corporation private potrebbe compromettere gli interessi dei cittadini e ridurre l’autonomia tecnologica nazionale.

L’esperto ha inoltre evidenziato i ritardi infrastrutturali che stanno rallentando alcuni progetti legati all’AI nel Regno Unito. Tra questi figurano il rinvio del progetto “Stargate UK” sostenuto da OpenAI e le difficoltà nella costruzione di nuovi datacenter dovute alla limitata disponibilità di energia elettrica nella rete britannica.

Nonostante i problemi legati alla privacy, alla sicurezza e alla gestione dei dati personali, in Cina l’adozione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale continua ad accelerare. Molti cittadini utilizzano quotidianamente strumenti digitali avanzati senza percepire pienamente i rischi associati alla raccolta e all’elaborazione dei dati. La diffusione di questi sistemi è sostenuta sia dalle politiche governative che promuovono l’innovazione tecnologica sia dalla crescente competizione economica nel settore digitale.

L’evoluzione del modello cinese mostra come il dibattito sull’intelligenza artificiale non riguardi soltanto lo sviluppo tecnico delle piattaforme, ma anche la distribuzione del potere tra Stato, aziende private e cittadini. Le discussioni sulla governance dell’AI si concentrano sempre più sulla necessità di garantire trasparenza, supervisione umana e tutela dei diritti individuali in un contesto caratterizzato da una crescente integrazione tra tecnologia, economia e controllo sociale.

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