L’AI militare della Cina cresce: veicoli autonomi, chip vietati e fusione civile-militare in azione

La Cina sta integrando l’intelligenza artificiale nelle forze armate attraverso acquisti di chip proibiti, sviluppo di veicoli autonomi e un modello industriale che fonde settore civile e militare.

L’AI militare della Cina cresce: veicoli autonomi, chip vietati e fusione civile-militare in azione
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In Cina l’intelligenza artificiale è ormai una questione di difesa nazionale. Le forze armate stanno sperimentando sistemi di comando automatizzato, robotica autonoma e reti di analisi dati capaci di prevedere movimenti e scenari militari. Secondo documenti analizzati da testate internazionali, la People’s Liberation Army sta cercando di accedere a componenti ad alte prestazioni, inclusi chip progettati da aziende statunitensi, nonostante le restrizioni sulle esportazioni.

La strategia è chiara. Pechino vuole ridurre la distanza tecnologica con Washington trasformando l’AI in una risorsa bellica e industriale allo stesso tempo. I centri di ricerca militari collaborano con università e startup civili per sviluppare sensori, droni e piattaforme di addestramento virtuale. È il modello della “fusione civile-militare”, una rete che mescola pubblico e privato per accelerare l’innovazione.

Un’analisi del Center for Security and Emerging Technology di Georgetown mostra come il governo cinese abbia moltiplicato i contratti di ricerca legati all’intelligenza artificiale nel settore della difesa, passando da poche decine nel 2019 a migliaia nel 2024. La collaborazione coinvolge anche società di semiconduttori e laboratori di machine learning che lavorano su algoritmi per la gestione dei dati di sorveglianza e per la logistica militare.

Il passo successivo è la guerra autonoma. La nuova generazione di droni, veicoli terrestri e sistemi marittimi in fase di sviluppo è progettata per prendere decisioni in modo indipendente una volta definita la missione. Gli analisti occidentali temono che questo approccio riduca la presenza del controllo umano nei conflitti e aumenti il rischio di errori catastrofici.

La costruzione di un ecosistema militare fondato sull’intelligenza artificiale è anche un modo per aggirare le restrizioni imposte da Stati Uniti e alleati. L’acquisto di chip e sensori attraverso società intermediarie e università consente alla Cina di mantenere attivo il flusso tecnologico, nonostante i divieti formali.

Il progetto non riguarda soltanto la modernizzazione delle forze armate. È un modo per ridefinire la relazione tra tecnologia e potere, e per spostare l’asse dell’innovazione dal mercato al comando politico. Nell’intelligenza artificiale la Cina vede non solo un’arma ma una forma di egemonia.

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