La macchina cinese dell’IA DeepSeek avverte: “Ci pentiremo del nostro successo”

La startup cinese DeepSeek leader nel modello linguistico lancia un allarme insolito: il trionfo tecnologico può portare a «massivi riduzioni d’occupazione» e a trasformazioni sociali senza precedenti.

La macchina cinese dell’IA DeepSeek avverte: “Ci pentiremo del nostro successo”
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Il 10 novembre 2025 la società cinese DeepSeek, emergente nel campo dei modelli linguistici, ha lanciato un monito pubblico: il successo dell’intelligenza artificiale potrebbe diventare una crisi sociale anziché un trionfo tecnico. Durante la “World Internet Conference” a Wuzhen, il ricercatore senior Chen Deli ha dichiarato che nei prossimi dieci anni l’automazione avanzata potrebbe “sostituire la maggior parte dei lavori umani” e che le aziende del settore devono assumersi il ruolo di custodi dell’umanità.

La dichiarazione arriva in un momento di forte espansione per DeepSeek, che ha conquistato l’attenzione globale grazie a modelli a basso costo e alte prestazioni. Il ricercatore ha descritto la fase attuale come un «luna di miele» in cui l’intelligenza artificiale aumenta la produttività ma non sostiene ancora compiti completamente autonomi. Ma presto, ha avvertito, la bilancia potrebbe pendere verso un’esclusione lavorativa su scala di massa.

Il messaggio funge da campanello d’allarme per l’industria. Se l’IA raggiunge una soglia critica di automazione, l’intero tessuto occupazionale può essere sottoposto a compressione. DeepSeek suggerisce che la responsabilità delle aziende va oltre la crescita: deve includere la rigenerazione delle competenze, la creazione di nuovi ruoli e la garanzia che l’innovazione non generi esclusione. Questo pone l’attenzione su un concetto spesso trascurato: la sostenibilità sociale dell’IA, non solo quella economica o tecnologica.

Anche dal punto di vista geopolitico la questione è rilevante. La leadership di una startup cinese mette in luce la velocità dell’avanzamento tecnologico e alimenta la competizione globale tra Cina e Stati Uniti nel dominio dell’intelligenza artificiale. Se da una parte è motivo di orgoglio nazionale, dall’altra il monito interno indica che la trasformazione tecnologica non può essere pensata solo in chiave di supremazia, ma anche di impatto.

Al di là delle cifre e dei modelli, ciò che emerge è una riflessione profonda sul rapporto tra uomo e macchina. L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento: quando diventa forza trasformativa, richiede visione, governance e una cultura capace di contenerla. Il successo da solo non è obiettivo: lo è la qualità della convivenza che genera.

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