L’Europa discute un fondo per l’IA al centro le esigenze dei territori

Il Comitato europeo delle regioni ha approvato all'unanimità il parere sul Piano d'azione europeo per l'intelligenza artificiale, relatore il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, durante la sessione plenaria di Bruxelles.

Di © European Union, 2025, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=175478976
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"Comuni, province e regioni di tutta Europa si sono espressi con una sola voce per affermare che l'intelligenza artificiale è parte del nostro futuro. È un percorso che può offrire molte opportunità, soprattutto nella pubblica amministrazione, ma dobbiamo essere cauti e non dimenticare mai che il passaggio all'intelligenza artificiale deve rimanere saldamente nelle mani dell'uomo", ha dichiarato Ciro. 

L'iniziativa territoriale richiede investimenti e politiche territoriali per garantire che città e regioni possano partecipare pienamente alla trasformazione dell'industria e della società guidata dall'intelligenza artificiale. I leader locali e regionali hanno chiesto la creazione di un fondo unico per l'intelligenza artificiale per gli enti regionali e locali e sottolineano la necessità di ampliare i finanziamenti UE e nazionali per i progetti di intelligenza artificiale. Senza tali strumenti, il rischio è che l'innovazione si concentri dove già esistono infrastrutture, capitali e competenze, mentre intere aree rimangono marginalizzate.

"L'intelligenza artificiale può essere davvero risolutiva nelle questioni sanitarie ma anche nella prevenzione dei disastri ambientali o nell'agricoltura di precisione: in tante situazioni l'intelligenza artificiale ci dà la possibilità di migliorare concretamente la vita delle persone", ha aggiunto Cirio, sottolineando che in molte situazioni l’IA offre la possibilità di migliorare concretamente la vita delle persone. In questo modo la discussione scende dal piano dell’astrazione tecnologica a quello della vita quotidiana.

In ambito sanitario, appunto, può tradursi in una gestione più efficiente dei flussi in pronto soccorso, nel supporto alle decisioni cliniche e in una programmazione più razionale di personale e servizi, sfruttando i dati senza perdere di vista la responsabilità di medici e amministratori. Sul fronte dei disastri ambientali, l’IA potrebbe integrare modelli previsionali, dati storici e informazioni territoriali per anticipare frane, alluvioni e incendi, mettendo a disposizione di chi decide strumenti più tempestivi e accurati. In agricoltura, infine, potrebbe significare un’irrigazione più mirata, meno sprechi e una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, soprattutto per le aziende che operano in aree più fragili.

Dopo questi esempi concreti, il parere del Comitato europeo delle Regioni sposta l’attenzione anche sulle infrastrutture che rendono possibile lo sviluppo dell’IA, sottolineando il ruolo delle fabbriche di IA, delle gigafactory e dei data center e invitando Stati membri e Commissione europea a coinvolgere le autorità locali sia nella selezione dei siti sia nelle procedure di autorizzazione e nelle consultazioni preliminari per la costruzione di nuove strutture. Non si tratta, quindi, solo di una questione di equilibrio istituzionale tra Bruxelles, governi nazionali e territori, perché data center, gigafactory e hub di calcolo occupano spazio, assorbono grandi quantità di energia e incidono in modo profondo sull’ambiente e sull’economia locale, e la decisione su dove collocarli e a quali condizioni finisce per orientare lo sviluppo regionale per molti anni a venire.

Dietro questa posizione c’è la consapevolezza che l’intelligenza artificiale non rappresenta solo un dettaglio tecnico, ma una vera politica pubblica, e questo coincide con il messaggio arrivato da Bruxelles, dove città, province e regioni hanno rivendicato un ruolo diretto nelle decisioni che riguardano il futuro digitale dell’Europa. Nel richiamo alla formula "l'interruttore dell'IA deve stare saldo nelle mani dell'uomo", Cirio lega le parole pronunciate in plenaria al bisogno dei territori di mantenere un controllo politico e democratico su strumenti capaci di trasformare sanità, ambiente, agricoltura e amministrazione pubblica, perché l'IA entra nell'agenda europea come leva di cambiamento ma non assume i tratti di una forza autonoma e incontrollabile e continua a dipendere dalle decisioni di chi governa e dalle responsabilità di chi amministra.