L’intelligenza artificiale trasforma l’attività cerebrale in testo

Una nuova ricerca dimostra che un modello di IA può decodificare parte dei pensieri umani analizzando segnali neurali non invasivi. Il confine tra mente e linguaggio entra in una fase nuova.

L’intelligenza artificiale trasforma l’attività cerebrale in testo
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Il 12 novembre 2025 un team internazionale di neuroscienziati ha presentato una ricerca che mostra come un modello di intelligenza artificiale sia in grado di decodificare l’attività cerebrale e trasformarla in frasi coerenti. L’esperimento, condotto in laboratori specializzati negli Stati Uniti e in Europa, utilizza tecniche non invasive di imaging e un sistema di apprendimento automatico addestrato per riconoscere pattern specifici nei segnali neurali.

Il primo risultato è stato osservato su volontari sottoposti a lettura silenziosa. Mentre i partecipanti seguivano un testo, il modello ha imparato ad associare sequenze di attività cerebrale a concetti, verbi e immagini mentali. Dopo alcune ore di training è riuscito a generare frasi che riflettevano il contenuto approssimativo dei pensieri, non parola per parola, ma come strutture di significato. I ricercatori hanno descritto questa capacità come un passo preliminare verso la decodifica mentale, ancora lontana dalla lettura del pensiero ma già in grado di rivelare l’intenzione semantica.

L’aspetto più sorprendente è emerso nella fase successiva. Quando ai volontari è stato chiesto di immaginare una storia o una scena senza alcun riferimento visivo, il modello ha riconosciuto elementi di quel contenuto e ha generato descrizioni coerenti con l’immaginazione dei partecipanti. Ciò suggerisce che l’IA può apprendere non solo le corrispondenze tra percezione e linguaggio, ma anche aspetti più astratti della rappresentazione mentale.

Gli scienziati sottolineano che questa tecnologia non funziona senza la collaborazione attiva del soggetto. L’IA deve essere addestrata sul cervello di ogni individuo e non può operare come sistema universale. Tuttavia, le potenzialità sono rilevanti. Nei contesti clinici potrebbe aiutare persone con paralisi o disturbi del linguaggio a comunicare, traducendo l’attività neurale in testo. Per chi ha perso la voce o la capacità di articolare parole, questo metodo potrebbe diventare una nuova forma di espressione.

Non mancano le implicazioni etiche. Decodificare i segnali cerebrali significa avvicinarsi a una zona che riguarda privacy mentale e libertà interiore. I ricercatori chiedono regole chiare per evitare abusi e garantire che queste tecnologie siano utilizzate solo con consenso informato, tracciabilità e limiti ben definiti. Il rischio di un utilizzo improprio, in ambito giudiziario o commerciale, è considerato concreto.

Il progetto rientra nelle ricerche che indagano il rapporto tra mente, linguaggio e tecnologia. Se oggi l’IA riesce a ricostruire il senso di un pensiero, resta da capire se potrà un giorno interpretare emozioni, intenzioni o ricordi. Il confine tra algoritmo e coscienza rimane profondo, ma la distanza si restringe.

Alla fine, la scoperta non spalanca la mente umana ma la illumina da un nuovo angolo. E mostra che comprendere come pensiamo è già un passo per capire come vivere accanto a macchine che imparano a riconoscerci nel silenzio.

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