La settimana scorsa Microsoft ha annunciato l’implementazione di modelli AI proprietari all’interno di Bing e Microsoft Copilot, segnando un cambio di strategia rispetto agli anni precedenti in cui aveva fatto ampio affidamento su OpenAI. I nuovi sistemi includono MAI-Voice-1 per la generazione vocale e MAI-Image-1 per immagini realistiche, già integrati nelle applicazioni Bing Image Creator e Copilot Audio Expressions.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato consolidare una pipeline interna di intelligenza artificiale che permetta maggiore autonomia e controllo, dall’altro ridurre i costi e mitigare rischi legati alla dipendenza da terze parti. Microsoft ha affermato che questi modelli in-house garantiscono una migliore combinazione fra velocità, qualità e costi operativi. In pratica, la piattaforma Copilot potrà attingere sia a modelli OpenAI che ai nuovi sistemi proprietari, selezionando in base al caso concreto.
Per gli utenti e le aziende l’impatto può essere significativo. Nei contesti aziendali, Microsoft 365 Copilot potrà integrare capacità avanzate senza dover passare esclusivamente da modelli esterni, il che apre la strada a soluzioni più personalizzate e controllabili. Tuttavia il passaggio richiede tempo: la transizione non è immediata e richiederà aggiornamenti progressivi delle infrastrutture e della governance dei dati.
Restano questioni aperte, a cominciare da trasparenza e responsabilità. Se gli utenti interagiscono con un modello proprietario, quale sarà il livello di informazione su training, limiti e bias? Microsoft stessa ha indicato che alcuni componenti restano riservati per motivi competitivi, il che solleva un classico dilemma dell’IA: tra innovazione e chiarezza. Inoltre il differenziarsi dalla concorrenza con modelli interni deve fare i conti con la rapida evoluzione del campo e la pressione normativa, in particolare in Europa.
Questo cambiamento strategico mostra che l’IA sta entrando in una nuova fase industriale: non più solo “modello su API” ma “piattaforma proprietaria”. Le aziende grandi come Microsoft vogliono avere sistemi che non dipendono da altri e che possono evolvere in modo indipendente. La mossa rafforza la competizione nel settore e pone nuova enfasi sulla sovranità tecnologica, sulla protezione dei dati e sulla capacità di innovare con rigore.
Alla fine, la scelta di Microsoft racconta un’evoluzione del mercato: l’intelligenza artificiale non è più solamente potenza di calcolo o dimensione del modello, ma capacità di governare l’intera catena. Chi saprà farlo potrebbe definire il prossimo capitolo della tecnologia.