Il 22 aprile 2026, a Monreale, presso la Casa del Sorriso di via Baronio Manfredi, si è svolta una giornata intensa e partecipata promossa da TED Formazione, interamente dedicata al ricordo di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvo Turdo, a un anno dalla tragedia del 27 aprile 2025. Un momento che ha unito memoria e responsabilità educativa, coinvolgendo attivamente studenti, istituzioni e realtà associative del territorio.
A introdurre e moderare l’incontro è stata la professoressa Marcella Bardi, alla presenza dell’Arcivescovo di Monreale Monsignor Gualtiero Isacchi, del sindaco Alberto Arcidiacono, dell’assessore alla pubblica istruzione Patrizia Roccamatisi e dei rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri - Comandante La Rocca e Capitano Giaquinto - che hanno ribadito la vicinanza delle istituzioni alle famiglie e ai giovani presenti.
Tra le classi coinvolte, oltre a quelle del TED Formazione, numerosa la presenza di varie classi degli istituti comprensivi monrealesi - Guglielmo II, Margherita di Navarra, Morvillo e Veneziano - co-protagoniste di una mattinata che ha alternato momenti di forte impatto emotivo a momenti di partecipazione attiva.
Tra i contributi più significativi, quello dell’associazione M.A.S. – Memoria Amicizia e Speranza, rappresentata dalla presidente Claudia Pirozzo, dalla volontaria Alessandra Spinoso e dal dott. Marco Messina, responsabile comunicazione di MAS, che ha guidato una riflessione sull’uso consapevole dei social media e degli strumenti digitali.
La redazione ha raccolto proprio le parole di Marco Messina per comprendere il senso di questo intervento all’interno della giornata.
In un contesto come questo, qual è il ruolo di un intervento sul digitale?
“Il digitale oggi non è qualcosa che sta fuori dalla vita dei ragazzi, è esattamente il luogo in cui crescono, si confrontano e costruiscono la loro identità. In una giornata di memoria, parlare di social significa collegare quello che è successo a come i modelli e i messaggi circolano oggi, perché spesso è proprio lì che si formano certe dinamiche, nella mente prima ancora della realtà.”
Durante l’incontro avete proposto un’attività interattiva. Perché questa scelta?
“Perché non volevamo che i ragazzi restassero spettatori. Abbiamo proiettato un QR code che permetteva a tutti di entrare in una piattaforma e rispondere in forma anonima a delle domande su violenza, bullismo e percezione dei modelli sociali. L’anonimato è fondamentale: quando togli il giudizio, emergono risposte vere.”
Che cosa vi ha colpito di più nelle risposte raccolte?
“Il livello di consapevolezza, ma anche alcune fragilità che spesso non emergono in contesti tradizionali. Il digitale, se usato bene, diventa uno strumento potentissimo perché ti permette di ascoltare davvero i ragazzi, non solo di parlare a loro nel tentativo di influenzarli”
Che valore ha questo tipo di attività all’interno delle scuole?
“Ha un valore enorme, perché oggi non basta più spiegare cosa è giusto o sbagliato. Serve creare spazi in cui i ragazzi possano esprimersi, riflettere e confrontarsi. E per farlo bisogna usare linguaggi che sentono propri, altrimenti il messaggio non arriva.”
L’attività ha permesso di raccogliere dati che saranno utilizzati dall’associazione per sviluppare nuovi interventi nelle scuole del territorio, in un percorso che punta a dare continuità concreta a quanto emerso durante la giornata.
Accanto ai momenti di riflessione, non sono mancati passaggi profondamente toccanti, a partire dalle testimonianze delle madri delle vittime, fino ai contributi artistici delle scuole, tra canti corali, letture di poesie e lettere. A chiudere la parte interna dell’evento è stata la performance della Maison de La Danse ASD, che ha accompagnato i presenti verso il momento conclusivo.
All’esterno, la piantumazione di un cipresso in memoria di Massimo, Andrea e Salvo ha rappresentato un gesto simbolico forte, destinato a rimanere nel tempo come segno tangibile di una memoria condivisa.
La giornata si è conclusa con un momento di condivisione semplice, grazie al rinfresco preparato dai ragazzi del TED Formazione, chiudendo un’esperienza che ha saputo tenere insieme dolore, partecipazione e responsabilità.
In un tempo in cui il rischio è quello di separare memoria e presente, iniziative come questa dimostrano invece come il ricordo possa diventare uno strumento attivo, capace di parlare ai giovani attraverso il loro linguaggio e di trasformarsi in educazione concreta.