Una riflessione collettiva sul rapporto tra giovani, tecnologia e responsabilità. È questo il senso dell’incontro “Consapevolezza digitale e contrasto alle violenze reali e virtuali”, che si è svolto questa mattina, 13 marzo, al Teatro Monsignore Muratore di Palazzo Butera a Bagheria.
L’iniziativa ha riunito istituzioni, rappresentanti delle forze dell’ordine, esperti e associazioni impegnate nella prevenzione della violenza e nella tutela delle vittime, con l’obiettivo di sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’uso consapevole degli strumenti digitali e sui rischi che possono nascere nei contesti online.
In sala erano presenti oltre cento studenti delle prime classi dei licei, che hanno seguito con attenzione gli interventi, trasformando l’incontro in un momento di educazione civica e di confronto diretto con chi ogni giorno si occupa di prevenzione e sicurezza.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Bagheria Filippo Tripoli, dell’assessore alla Pubblica Istruzione Antonella Insinga e del segretario provinciale del COISP (sindacato di polizia) Sergio Salvia, che hanno sottolineato l’importanza di costruire un’alleanza educativa tra istituzioni, scuola e forze dell’ordine per contrastare fenomeni di violenza e illegalità.
Sexting, revenge porn e cyberbullismo
La prima parte dell’incontro è stata dedicata all’analisi dei principali rischi che emergono nell’ecosistema digitale.
Ad intervenire è stato Adolfo Colli, ispettore di polizia e dirigente sindacale del COISP, che ha affrontato il tema del sexting e del revenge porn, fenomeni sempre più diffusi tra i giovani e spesso sottovalutati nelle loro conseguenze legali e psicologiche.
Successivamente è intervenuta Linda Moceri, presidente dell’associazione Oltre le Paure, impegnata nel contrasto alla violenza di genere, che ha evidenziato come la violenza possa assumere nuove forme anche attraverso l’uso distorto della rete. Il tema del bullismo e cyberbullismo è stato approfondito da Roberto Rando, ispettore di polizia e consigliere COISP, che ha spiegato come molti episodi di aggressione tra minori trovino origine proprio nelle dinamiche che si sviluppano sui social network e nelle chat.
A completare il quadro è stato l’intervento del criminologo Alessandro Zugno, che ha analizzato il fenomeno del cyberbullismo e il legame con alcune forme di criminalità minorile, soffermandosi sulle trasformazioni sociali che caratterizzano le nuove generazioni. Il momento più coinvolgente della giornata è arrivato nella parte finale dell’incontro, quando il dibattito tecnico ha lasciato spazio a una testimonianza personale di grande impatto emotivo. A prendere la parola è stata Antonella Ciolino, madre di Massimo Pirozzo, una delle tre vittime innocenti della strage di Monreale del 27 aprile 2025, insieme ad Andrea Miceli e Salvatore Turdo.
Antonella Ciolino è oggi portavoce dell’associazione M.A.S. – Memoria Amicizia e Speranza insieme alla figlia Claudia, presidente dell’associazione e sorella della vittima, unite agli altri familiari e amici formano una grande squadra impegnata quotidianamente per trasformare il dolore della perdita in un percorso di memoria e impegno civile rivolto soprattutto ai giovani. Accanto a loro è intervenuta Desirèe Diliberto, psicologa e segretaria dell’associazione, che ha sottolineato l’importanza della memoria e dell’educazione alla legalità come strumenti fondamentali per prevenire nuove forme di violenza.
Il racconto ha mantenuto altissimo il coinvolgimento del pubblico in sala, in particolare dei numerosi studenti presenti, ricordando come dietro ogni episodio di violenza esistano famiglie, comunità e vite che cambiano per sempre.
A moderare l’incontro è stata la professoressa Pina Provino, che ha guidato il confronto tra i relatori e il pubblico.
Dal dibattito è emersa con forza una consapevolezza condivisa: educare oggi significa anche educare all’uso della tecnologia. Comprendere le conseguenze delle proprie azioni online, sviluppare empatia e responsabilità digitale sono elementi fondamentali per prevenire fenomeni di violenza e sopraffazione tra i giovani. L’incontro di Bagheria ha così rappresentato un momento di riflessione importante per l’intera comunità, ricordando che la prevenzione della violenza passa anche attraverso la conoscenza, il dialogo e la responsabilità condivisa.
Perché dietro ogni parola scritta online, ogni gesto e ogni scelta digitale, esistono persone reali e conseguenze che possono segnare profondamente la vita di una comunità.