OpenAI ha avviato silenziosamente, nelle ultime settimane di dicembre 2025, una campagna di reclutamento mirata presso il suo quartier generale di San Francisco, con l'obiettivo specifico di espandere il team dedicato alla "Proactive Preparedness". L'azienda guidata da Sam Altman sta cercando figure professionali ibride, a metà tra ingegneria del software e ricerca teorica, incaricate di progettare sistemi di allerta precoce per le future generazioni di modelli linguistici. Questa mossa risponde alla necessità, divenuta ormai critica per la sopravvivenza politica e commerciale dell'azienda, di dimostrare agli enti regolatori globali che è possibile prevedere e neutralizzare i comportamenti emergenti pericolosi prima che l'intelligenza artificiale raggiunga livelli di autonomia sovraumana.
La descrizione del ruolo, analizzata dagli osservatori della Silicon Valley, rivela un cambio di paradigma nella gestione del rischio tecnologico. Non si tratta più di correggere gli errori di un modello già esistente, come le "allucinazioni" di ChatGPT, ma di elaborare scenari ipotetici basati sulle leggi di scala. I nuovi ricercatori dovranno interrogarsi su cosa potrebbe accadere quando la potenza di calcolo aumenterà di dieci o cento volte rispetto agli standard attuali. Il compito è quello di navigare tra gli unknown unknowns, ovvero quelle minacce che oggi non siamo nemmeno in grado di nominare perché derivano da capacità cognitive che le macchine non hanno ancora sviluppato, ma che acquisiranno inevitabilmente con l'evoluzione dell'hardware.
Questa iniziativa si inserisce in un contesto di forte tensione interna ed esterna. Dopo le turbolenze che hanno caratterizzato la governance di OpenAI negli ultimi due anni, con l'uscita di figure chiave della sicurezza come Ilya Sutskever e Jan Leike, l'azienda deve colmare un vuoto di credibilità. Il "Preparedness Framework", il documento programmatico che dovrebbe guidare lo sviluppo sicuro, rischia di rimanere lettera morta se non supportato da personale in grado di tradurre i principi etici in test tecnici rigorosi. La sfida per i nuovi assunti sarà quella di costruire valutazioni di sicurezza (evals) capaci di mettere sotto stress modelli che ancora non esistono, simulando tentativi di persuasione occulta, creazione di armi biologiche o auto-replicazione non autorizzata.
L'approccio richiesto è quasi controintuitivo: serve un pensiero laterale capace di immaginare come un'intelligenza aliena potrebbe interpretare male le istruzioni umane. Mentre il team commerciale spinge per il rilascio di prodotti sempre più veloci e performanti, questo nuovo nucleo operativo dovrà fungere da "freno d'emergenza" intelligente. Non un freno che blocca l'innovazione, ma che ne garantisce la stabilità strutturale. Le fonti del settore suggeriscono che OpenAI stia cercando di istituzionalizzare la paranoia costruttiva, trasformando la paura del rischio esistenziale in una metrica ingegneristica misurabile.
Il successo di questa operazione determinerà se l'industria dell'IA potrà autoregolarsi o se dovrà subire un intervento governativo drastico. Se i ricercatori riusciranno a dimostrare che è possibile matematicamente contenere un'intelligenza superiore, il modello di business attuale potrà sopravvivere. In caso contrario, l'immissione sul mercato di agenti autonomi sempre più potenti diventerà un azzardo inaccettabile per la società civile. L'assunzione di questi "architetti del rischio" è l'ammissione implicita che, in questo momento, la mappa del territorio che stiamo esplorando è ancora in gran parte bianca.