Se non puoi battere il bot, fai amicizia con il bot!

La Grecia implementa ChatGPT Edu in venti scuole superiori. Il programma mira a posizionare il paese come hub tecnologico, ma incontra resistenza dai sindacati docenti che temono l'erosione della didattica umana.

Se non puoi battere il bot, fai amicizia con il bot!
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La Grecia sta per diventare un laboratorio cruciale dell'intelligenza artificiale in classe, una mossa che divide il corpo docente tra opportunità e paura di una progressiva erosione della didattica umana.

OpenAI ha siglato un accordo con il governo di centro-destra greco per un programma pilota che integrerà ChatGPT Edu, una versione dedicata del suo chatbot, in venti istituti secondari superiori. L'iniziativa, lanciata dal Ministero dell'Istruzione con il sostegno della Fondazione Onassis e di Endeavor Greece, è stata annunciata a settembre 2025. Il programma, noto come "AI in Schools", prevede l'avvio della formazione per gli insegnanti a dicembre 2025, prima che gli studenti del biennio superiore inizino a utilizzare lo strumento, sotto stretta supervisione, a partire da marzo 2026. L'obiettivo dichiarato del primo ministro Kyriakos Mitsotakis è posizionare Atene come un hub tecnologico europeo, preparando la popolazione alle trasformazioni che l'AI porterà.

L'accordo strategico rende la Grecia uno dei primi paesi in Europa a sperimentare l'integrazione su larga scala di un modello linguistico generativo (LLM) nell'istruzione pubblica. La ministra dell'Istruzione Sofia Zacharaki ha sottolineato la necessità di accettare la presenza dell'AI nel sistema educativo, guidata dalla filosofia: "se non puoi battere il bot, fai amicizia con il bot". La prima fase del programma si concentra sull'alfabetizzazione digitale, aiutando i docenti nella pianificazione delle lezioni, nella ricerca e nell'automazione di compiti amministrativi.

Nonostante l'entusiasmo governativo, l'introduzione di ChatGPT Edu ha incontrato una resistenza organizzata. Il sindacato degli insegnanti delle scuole secondarie (OLME) ha espresso profonda preoccupazione durante il suo recente congresso, temendo che l'eccessiva dipendenza dalla tecnologia possa portare, in ultima analisi, a classi "senza insegnanti" o all'erosione del pensiero critico e della creatività. I critici sottolineano che l'AI viene introdotta senza un adeguato dibattito pubblico che coinvolga esperti e organizzazioni per i diritti digitali. Esiste il timore che la Grecia stia diventando una semplice "laboratorio" per una tecnologia i cui rischi, come la dipendenza da schermo e il potenziale squilibrio tra pensiero meccanico e umano, sono ancora poco compresi.

Il dibattito non riguarda solo l'efficacia dell'apprendimento, ma il cuore stesso dell'identità educativa in un paese con un sistema ancora molto orientato agli esami. Insegnanti e studenti temono di essere "superati e controllati" da sistemi algoritmici in un contesto che già fatica a promuovere la crescita di studenti a tutto tondo. La sfida del Ministero non è solo tecnologica, ma epistemologica: dimostrare che l'integrazione dell'AI può rafforzare l'insegnamento come formatore di ragionamento umano e libertà, senza ridurlo a una sterile ricerca di risposte facili e automatizzate.

Alla fine, più che un rischio tecnologico, l'introduzione accelerata dell'AI in classe in Grecia è un problema di equilibri: definire dove finisce il supporto algoritmico e dove deve iniziare, immancabile, la mediazione umana.

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