Dai cieli ai dati: come l’intelligenza artificiale cambia la sanità militare italiana

L’Aeronautica Militare ha presentato a Villafranca un Point of Entry sanitario ad alta protezione che, grazie alle nuove tecnologie, porta sensori, body-cam e intelligenza artificiale nel cuore del biocontenimento.

Dai cieli ai dati: come l’intelligenza artificiale cambia la sanità militare italiana
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L'intelligenza artificiale sta entrando sempre più nella sanità militare, e non è più confinata ai documenti strategici. Una dimostrazione concreta è partita dalla Sicilia e si è materializzata a Villafranca (Verona), dove l'Aeronautica Militare ha presentato un Point of Entry (POE) sanitario, realizzato con l'azienda agrigentina Medical Cloud, che utilizza sensori, body camera e algoritmi per gestire uno degli scenari più delicati al mondo: il controllo sanitario e lo screening dei pazienti potenzialmente infettivi all'ingresso nel Paese e la gestione del rischio chimico.

Il POE del 3° Stormo nasce come ospedale da campo ad alta protezione, concepito come parte della risposta nazionale alle emergenze di malattie infettive e agli eventi complessi che coinvolgono il traffico aereo civile e militare. È dotato di aree di triage, spazi di biocontenimento, aree di degenza e percorsi ad alta sicurezza. Ogni spazio segue una logica specifica, separando i flussi di pazienti e personale per ridurre il rischio di contagio e rendere ogni transizione di cura più gestibile, dal contatto iniziale al trasferimento ad altre strutture.

“E' stato progettato secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per gestire pazienti e feriti, anche in biocontenimento - ha evidenziato Il brigadier generale Emanuele Garzia, Capo del Servizio Sanitario AM -. È integrato con il POE di Pratica di Mare e rappresenta un punto di ingresso aereo avanzato, dotato di capacità di triage e decontaminazione CBRN (Chimico, Biologico, Radiologico e Nucleare). È anche un centro formativo dove, grazie alla collaborazione con università ed enti di ricerca, si svilupperanno attività congiunte di addestramento, ricerca e innovazione per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria nazionale”.

“Il Point of Entry sanitario è un assetto aviotrasportabile, pensato per essere rischierato rapidamente ovunque serva, mantenendo elevati standard sanitari e logistici - conclude Il Capo del Servizio dei Supporti del Comando Logistico, generale di brigata Massimo Cicerone -. Le aree a pressione positiva, i sistemi di filtrazione ad alta efficienza, la diagnostica avanzata e la produzione autonoma di ossigeno garantiscono un ambiente clinico sicuro e immediatamente operativo. È una piattaforma che unisce mobilità, tecnologia e resilienza, permettendoci di portare capacità sanitarie complesse direttamente nei luoghi in cui occorre intervenire”.

La vera differenza la fa l'infrastruttura digitale, con una piattaforma capace di seguire in tempo reale ciò che accade dentro e attorno all’ospedale da campo e di trasformare una somma di dispositivi in un quadro unitario. Ogni paziente sintomatico indossa un sensore ultraleggero e non invasivo che registra ritmo cardiaco, frequenza respiratoria, saturazione di ossigeno e temperatura corporea, mentre gli operatori usano dispositivi che tracciano la loro posizione durante le operazioni e le visite.

Tutti i segnali convergono in una control room centralizzata, dove il comando osserva i parametri vitali e la geolocalizzazione su schermi che disegnano la situazione in diretta. Il medico che coordina l’intervento può leggere direttamente i parametri vitali e avviare l'intervento nelle aree che richiedono rinforzi. Le body cam trasmettono immagini in diretta dalle aree di triage e dalle stanze a maggior rischio e permettono alla sala di controllo di vedere ciò che le squadre vedono sul campo.

Dentro questo ecosistema l’intelligenza artificiale analizza i parametri vitali e i pattern di movimento e riconosce in anticipo le situazioni critiche. Una saturazione che scende in modo brusco, una febbre che supera soglie definite, una frequenza respiratoria che cambia in pochi minuti, ma anche la caduta di un operatore o un arresto improvviso nei suoi spostamenti, attivano allerte automatiche e richiamano l’attenzione del personale. Ma la piattaforma non sostituisce il giudizio clinico, filtra il rumore, seleziona i segnali più urgenti e indirizza lo sguardo della squadra verso il punto giusto nel momento giusto.

Inoltre, il sistema registra i percorsi, li ricostruisce e li offre al comando come materiale di studio. Chi progetta le procedure può verificare come il personale utilizza davvero gli spazi del Point of Entry, dove nascono i colli di bottiglia, quali passaggi espongono di più gli operatori, quali scelte organizzative riducono il rischio, e può correggere il disegno dei flussi senza affidarsi solo all’intuizione o al ricordo.

La piattaforma, grazie all’intelligenza artificiale, registra anche il colloquio tra medico e paziente, ne trascrive automaticamente i contenuti e, quando serve, traduce il testo in un’altra lingua. L’AI lavora quindi sul parlato per trasformarlo in documenti scritti ben strutturati, permettendo di ridurre il rischio di dispersione di informazioni preziose e consentendo ai turni successivi di ritrovare rapidamente ciò che il paziente ha riferito, senza obbligare il professionista a scegliere tra ascolto e compilazione.

Forse il modulo più emblematico riguarda la documentazione finale. Al termine dell'attività, il sistema utilizza i dati raccolti, dai parametri vitali alla geolocalizzazione, dalle note operative alle conversazioni trascritte, per generare un report di missione strutturato. La piattaforma organizza, infatti, gli eventi, ricostruisce la sequenza degli interventi, evidenzia le criticità e produce una base standardizzata per la documentazione medica e le successive analisi. Tutto questo consente al personale sanitario di verificare e convalidare la documentazione, risparmiando tempo perché non deve ripartire da zero e fare affidamento esclusivamente sulla memoria dopo ore trascorse in biocontenimento.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di Squadra Aerea Antonio Conserva ha evidenziato che: “Il Point of Entry sanitario è una dimostrazione tangibile di come l’Aeronautica Militare sappia evolversi e mettere la propria competenza al servizio della collettività. Si tratta di una capacità che si integra e si completa con quelle delle altre Forze Armate, contribuendo a rafforzare in modo sinergico l’intero sistema sanitario della Difesa. In uno scenario globale in cui le minacce non sono solo militari, ma anche sanitarie, la nostra Forza Armata continua a essere un presidio di sicurezza, innovazione e prontezza operativa”.

“La nascita di questa capacità affonda le sue radici nell’esperienza maturata durante la pandemia da COVID-19, quando emerse chiaramente la necessità di potenziare i servizi sanitari militari - racconta e conclude il Capo del Corpo Sanitario, generale ispettore capo Pietro Perelli -. Questo centro rappresenta il risultato di quella lezione: una struttura che rafforza la nostra capacità di soccorso e trasporto aereo e che l’Aeronautica Militare mette a disposizione dell’intero sistema Paese per affrontare con maggiore prontezza le future emergenze sanitarie”.

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