Il futuro dell'Europa è una questione di velocità e investimenti strategici, e l'intelligenza artificiale ne è il motore primario. Questo è stato il messaggio centrale espresso da Mario Draghi in una sua recente keynote speech tenuta al Politecnico di Milano, dove ha discusso il report sulla competitività europea. Il discorso, pronunciato il 1° dicembre 2025, ha messo in luce il divario crescente tra le ambizioni del continente e la lentezza nell'attuazione delle riforme. L'analisi è lucida e severa: le tecnologie rappresentano ancora oggi il motore della prosperità, ma senza un'azione decisa e un investimento su scala continentale, l'Europa rischia una stagnazione prolungata e una pericolosa dipendenza dalle superpotenze esterne.
L'ex primo ministro ha identificato il ritardo nell'adozione e nello sviluppo dell'AI come la singola più grande minaccia alla competitività europea. Mentre Stati Uniti e Cina procedono con una velocità e una scala di investimento massicce, l'Unione Europea si auto impone barriere normative e burocratiche che frenano l'innovazione. Draghi ha criticato l'eccessiva cautela, sostenendo che l'inerzia viene troppo spesso spacciata come rispetto per il rule of law. Questo rallentamento non è un lusso etico, ma una condanna economica. Per due secoli, il miglioramento del tenore di vita è stato alimentato dal progresso tecnologico, ma per l'Europa, questo processo è a rischio di arresto.
Per contrastare questa tendenza, la strategia deve focalizzarsi su tre imperativi: velocità, scala e intensità. Il mercato interno, pur essendo di dimensioni comparabili a quello statunitense, è frammentato. Barriere interne, soprattutto nel settore dei servizi e dei capitali, sono equivalenti a dazi proibitivi. Draghi ha caldeggiato l'eliminazione di questi ostacoli per finanziare le nuove tecnologie e le industrie esistenti che mantengono un vantaggio competitivo. L'obiettivo è creare un pool più profondo di capitale privato per l'innovazione, invertendo il brain drain che attira i migliori scienziati europei oltreoceano.
Il ruolo dell'AI in questo contesto non è isolato, ma interconnesso con altre tecnologie di base: cloud, supercomputing, cibersicurezza e reti avanzate (5G e fibra). L'Europa è chiamata a mobilitare centinaia di miliardi di euro in investimenti in questo settore, inclusa la realizzazione di AI gigafactories con massicce quantità di GPU avanzate. A fronte di queste necessità, Draghi ha evidenziato un'altra sfida cruciale: i costi energetici. Le proiezioni indicano che il consumo energetico dei data center in Europa triplicherà entro la fine del decennio. Senza un'integrazione del mercato energetico e una risoluzione dei prezzi elevati, il costo dell'energia rischia di soffocare la transizione verso un'economia high tech.
Il messaggio finale è stato un appello diretto alla leadership politica e alla popolazione. L'inazione non minaccia solo la prosperità, ma la sovranità stessa dell'Europa. La scelta non è tra una crescita lenta e una crescita rapida, ma tra adattarsi al mondo che cambia o rassegnarsi a un declino inevitabile.