L’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro, ma non tutti i licenziamenti attribuiti a questa tecnologia dipendono effettivamente da essa. Il CEO Sam Altman sottolinea come alcune aziende sfruttino l’AI come giustificazione per tagli al personale già pianificati. Intervistato durante l'India AI Impact Summit da CNBC-TV18, Altman ha affermato che il fenomeno è il risultato di una combinazione tra realtà e strategie comunicative. Ha spiegato che esiste un certolivello di "AI washing", cioè la tendenza ad attribuire alla tecnologia decisioni che sarebbero comunque avvenute. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che alcuni lavori vengono effettivamente sostituiti dall’AI, fenomeno che diventerà più evidente nei prossimi anni.
Altman ha poi evidenziato che l’introduzione diffusa dell’AI favorirà la creazione di nuove professioni, sebbene gli effetti tangibili dell'automazione di alcune mansioni diventeranno più chiari col tempo. Nel frattempo, aziende come Amazon, IBM, Salesforce e Hewlett-Packard hanno già citato l’intelligenza artificiale come uno dei motivi alla base di recentiriduzioni del personale. Negli ultimi mesi, molti dirigenti statunitensi hanno giustificato i tagli sostenendo che l’AI renda le imprese più efficienti, consentendo la sostituzione di alcune attività svolte dai lavoratori con sistemi automatizzati.
Non tutti condividono questa visione. Economisti e analisti tecnologici hanno espresso scetticismo, suggerendo che fattori economici, come le politiche tariffarie, l’eccesso di assunzioni durante la pandemia di Covid-19 e strategie focalizzate suiprofitti, siano spesso le vere cause principali dei licenziamenti. In questo contesto è emerso il termine "AI-washing", unconcetto analogo al "greenwashing", che evidenzia come alcune aziende sfruttino la narrativa dell'AI per rafforzare la propria immagine tecnologica o giustificare decisioni organizzative impopolari. Fabian Stephany dell’Oxford Internet Institute ha sottolineato che molte imprese utilizzano l’adozione di nuove tecnologie come segnale della propria supremazia nel settore, legandola a una razionalizzazione del personale.
Secondo un rapporto del dicembre scorso stilato dalla società Challenger, Gray & Christmas, nel 2025 sarebbero stati oltre 54.000 i licenziamenti motivati ufficialmente dall’avvento dell’AI. A gennaio, Amazon ha ridotto di 16.000 unità il proprio organico dopo un precedente taglio di 14.000 posti a ottobre. In una comunicazione interna diffusa ai dipendenti in quel periodo, Beth Galetti, responsabile dell’esperienza dei dipendenti e della tecnologia, aveva spiegato la necessità di una riorganizzazione aziendale, definendo l’AI “la tecnologia più trasformativa dai tempi di Internet” e dichiarando che avrebbe consentito all’azienda maggiore innovazione tramite una struttura più snella. Anche Enrique Lores, CEO di Hewlett-Packard, ha spiegato in una presentazione dei risultati finanziari che l'azienda avrebbe impiegato l’AI per incrementare la soddisfazione dei clienti e migliorare la produttività, riducendo fino a 6.000 posti di lavoro nei prossimi anni
Tuttavia, numerose analisi continuano a mettere in discussione l’effettiva influenza dell’AI sui tagli occupazionali. Un rapporto della società di ricerca Forrester, pubblicato a gennaio, stima che entro il 2030 solo il 6% dei posti di lavoro negliStati Uniti verrà realmente automatizzato, sebbene alcuni settori come i call center o la redazione tecnica possano risentire dell’automazione, non ci sono ancora applicazioni in grado di rimpiazzare la maggior parte delle professioni.
Attribuire i licenziamenti all’intelligenza artificiale può portare alcuni vantaggi sul piano della comunicazione aziendale. Come evidenziato dal rapporto di Challenger, ad esempio, le politiche tariffarie sono state indicate come causa di meno di 8.000 licenziamenti, un numero sensibilmente inferiore rispetto ai tagli attribuiti all’uso dell’AI. Tuttavia, secondo Martha Gimbel, direttrice esecutiva e cofondatrice del Budget Lab alla Yale University, questo dato appare poco realistico: considerando che ChatGPT è stato lanciato solo tre anni fa, è improbabile che una tecnologia così recente abbia già trasformato in modo significativo il mercato del lavoro.
Una ex dipendente di Amazon licenziata in ottobre ha raccontato di essere stata una grande utilizzatrice di strumenti di intelligenza artificiale durante il suo lavoro. La manager, che ricopriva il ruolo di principal program manager e ha lasciato l’azienda a gennaio, ha spiegato di aver sviluppato diversi strumenti basati su AI per il proprio team e per altri gruppi che lavoravano con i clienti. Non ritiene però che l’intelligenza artificiale sia stata la causa diretta del suo licenziamento: secondo lei, le nuove tecnologie hanno semplicemente facilitato la possibilità di affidare parte delle attività a personale più junior e meno costoso.
L’uso dell’AI come spiegazione dei licenziamenti rientra dunque in un fenomeno più ampio. Alcune aziende enfatizzano le proprie capacità nel campo dell’intelligenza artificiale per aumentare il proprio valore sul mercato e per rafforzare la percezione di innovazione. Questa pratica, definita “AI washing”, può contribuire a giustificare riduzioni del personale e a ridurre l’attenzione delle autorità pubbliche e dell’opinione pubblica.Il fenomeno può manifestarsi in vari modi. In alcuni casi le imprese sostengono di essere all’avanguardia nell’adozione delle tecnologie più recenti senza disporre realmente degli strumenti necessari. In altri casi vengono presentati risultati ottenuti in condizioni sperimentali o retrospettive, che mostrano prestazioni superiori rispetto agli analisti umani ma non tengono conto delle difficoltà incontrate nelle applicazioni reali.
Il dibattito sull’impatto dell’AI sul lavoro resta quindi aperto. Se da un lato la tecnologia è destinata a modificare profondamente alcuni settori, dall’altro molti osservatori ritengono che il processo sarà più graduale di quanto suggeriscano alcune dichiarazioni aziendali.