Il San Diego Comic-Con (SDCC), il più importante evento del settore, ha annunciato un divieto totale delle opere generate dall'intelligenza artificiale per la mostra d'arte del 2026. Questa decisione non è solo un cambio di regolamento, ma una netta presa di posizione nel lungo dibattito sul ruolo dell'IA nel mondo dell'arte.
A partire da quest'anno, il regolamento del SDCC stabilisce che non sarà ammesso materiale creato "parzialmente o interamente" tramite IA. Si tratta di un cambio di rotta significativo: in precedenza, infatti, l'organizzazione permetteva l'esposizione di opere prodotte da software, a patto che fossero chiaramente etichettate e non messe in vendita. Ora, il coordinatore della mostra avrà il potere assoluto di giudicare l'accettabilità di ogni pezzo, chiudendo di fatto la porta a chiunque non utilizzi esclusivamente l'ingegno umano.
Questa mossa è la risposta diretta a un forte "pushback" guidato dagli artisti, preoccupati che la tecnologia possa soffocare la creatività originale. Tale posizione è appoggiata da autori di spicco come Jim Zub, noto autore di Conan il Barbaro.
Mentre le fiere pongono veti, la ricerca accademica esplora strade alternative. Uno studio della North Carolina State University propone un approccio radicalmente diverso: il sistema "human-in-the-loop". L'idea non è sostituire l'autore, ma fornirgli strumenti basati sulle teorie della narrazione visiva, come la Visual Narrative Grammar (VNG) di Neil Cohn.
Se da un lato il bando protegge l'integrità dell'artigianato artistico, dall'altro la ricerca suggerisce che l'integrazione di teorie narrative astratte nei modelli IA potrebbe, in futuro, supportare gli autori invece di rimpiazzarli, favorendo una convivenza umano-macchina ben lontana dalla rigida posizione del SDCC. Per ora, il messaggio dei fan è chiaro: l'emozione di una fiera nasce dalla connessione tra persone. Resta da vedere se, nel 2026, questa difesa dell'umano rimarrà un baluardo isolato o diventerà lo standard per l'intera industria creativa.