Al Policlinico l’IA prepara le dimissioni, ma l’ultima parola resta al medico

A Palermo una sperimentazione affida a un modello linguistico la prima stesura della relazione post-ricovero. Il tempo di compilazione scende da oltre mezz’ora a circa tre minuti, ma il vero banco di prova sarà la capacità di controllare errori, omissioni e informazioni cliniche.

Al Policlinico l’IA prepara le dimissioni, ma l’ultima parola resta al medico
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Non sarà un algoritmo a decidere quando un paziente può lasciare l’ospedale. Al Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo l’intelligenza artificiale viene utilizzata per un compito diverso e più circoscritto: organizzare le informazioni già contenute nella cartella clinica e predisporre una prima bozza della lettera di dimissione.

La sperimentazione è partita nell’Unità operativa di Gastroenterologia e nasce nell’ambito della Cabina di regia sull’intelligenza artificiale dell’Università di Palermo. Il sistema utilizza un Large Language Model, cioè un modello capace di elaborare e produrre testi, adattato in questo caso alla documentazione sanitaria. Secondo i dati diffusi dall’Ateneo, il software completa la prima stesura in circa tre minuti, mentre la compilazione manuale richiede mediamente più di mezz’ora.

Il risparmio dichiarato è quindi di circa ventisette minuti per ogni documento. Su dieci dimissioni significherebbe, almeno sulla carta, recuperare quattro ore e mezza di lavoro medico. Ma il tempo risparmiato dalla macchina non si trasforma automaticamente in tempo dedicato al paziente: dipenderà dalla qualità delle bozze, dalla semplicità dell’integrazione con i sistemi ospedalieri e soprattutto dalla durata della successiva verifica.

La relazione prodotta dall’intelligenza artificiale non viene infatti consegnata direttamente al paziente. Deve essere controllata, corretta, completata e validata dal medico, che conserva la piena responsabilità del contenuto. È una precisazione decisiva perché una frase formalmente corretta può comunque contenere un dato inesatto, omettere una terapia o collegare informazioni cliniche nel modo sbagliato. In sanità la fluidità del linguaggio non coincide necessariamente con l’accuratezza.

Il progetto coinvolge competenze mediche, informatiche e ingegneristiche. Lo sviluppo e l’adattamento del modello sono curati dal Dipartimento di Ingegneria di UniPa, mentre il Sistema informativo aziendale del Policlinico si occupa dell’integrazione tecnica e della protezione dei dati. Una nuova infrastruttura di calcolo installata all’interno dell’ospedale dovrebbe consentire di elaborare le informazioni senza trasferirle verso ambienti esterni, con il contributo non condizionante di Roche.

Dal comunicato dell’Università non emergono ancora alcuni elementi che saranno importanti per valutare i risultati: non viene indicato il modello linguistico utilizzato, non sono riportati dati sul numero di lettere già elaborate e non vengono presentate percentuali relative a errori, omissioni o correzioni richieste ai medici. Sono aspetti comprensibilmente legati a una fase sperimentale, ma saranno decisivi prima di estendere il sistema.

L’obiettivo dichiarato è infatti portare la redazione assistita delle lettere di dimissione in tutte le unità operative del Policlinico. In una fase successiva l’intelligenza artificiale potrebbe essere impiegata anche per la codifica della Scheda di dimissione ospedaliera secondo la classificazione ICD-10. Il passaggio sarebbe significativo: non riguarderebbe più soltanto la produzione di un testo, ma anche la classificazione strutturata delle diagnosi e delle attività sanitarie.

La sperimentazione palermitana mostra uno degli impieghi più concreti dell’intelligenza artificiale generativa: non sostituire il professionista, ma sottrargli una parte del lavoro ripetitivo. Il successo del progetto, però, non potrà essere misurato soltanto contando i minuti impiegati dal software. Bisognerà verificare se il medico riesca davvero a controllare il documento più rapidamente, senza ridurre la precisione delle informazioni e la sicurezza del paziente.

Perché in tre minuti l’intelligenza artificiale può certamente preparare una lettera. Capire se quella lettera è completa e corretta resta ancora un compito umano.

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