I fumettisti giapponesi contro l’intelligenza artificiale: difendere la creatività nell’era dei modelli generativi

Artisti e case editrici giapponesi si mobilitano contro l’uso non autorizzato delle loro opere per addestrare chatbot e generatori di immagini. Al centro del dibattito la proprietà intellettuale e il valore umano del disegno.

I fumettisti giapponesi contro l’intelligenza artificiale: difendere la creatività nell’era dei modelli generativi
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Venerdì 7 novembre 2025 un gruppo di fumettisti e illustratori giapponesi ha pubblicato un manifesto contro l’uso delle loro opere nei dataset di addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L’iniziativa, sostenuta da alcune delle principali case editrici di Tokyo, chiede che le piattaforme di IA rispettino i diritti d’autore e garantiscano trasparenza sui materiali utilizzati per generare immagini e testi.

L’appello è stato firmato da oltre duecento artisti, tra cui autori di manga e designer di animazione, molti dei quali hanno scoperto che le proprie tavole erano state inserite senza consenso in database impiegati da generatori di immagini e chatbot. La denuncia si rivolge a diverse società, incluse realtà statunitensi e cinesi, accusate di aver creato dataset globali senza tenere conto delle leggi sulla proprietà intellettuale.

Secondo il manifesto, l’uso non autorizzato delle opere non è solo una questione legale ma una minaccia culturale. La tradizione artistica del Giappone, costruita sulla trasmissione di stili e tecniche, rischia di essere ridotta a materia prima per sistemi che riproducono senza comprendere. “L’intelligenza artificiale non eredita la cultura, la copia”, ha dichiarato un portavoce del sindacato dei fumettisti.

Il dibattito si estende al settore industriale. Alcune aziende, come Studio Ghibli e Square Enix, hanno espresso sostegno all’iniziativa, chiedendo regole chiare sulla raccolta dei dati visivi. Le istituzioni giapponesi stanno valutando l’introduzione di un codice di condotta che obblighi le piattaforme di IA a indicare la provenienza dei contenuti di addestramento e a prevedere meccanismi di consenso per gli autori.

Gli esperti di diritto digitale ricordano che la legislazione attuale, pur vietando la riproduzione commerciale non autorizzata, non copre in modo esplicito l’uso delle opere per finalità di training. Questo vuoto normativo ha favorito un’espansione incontrollata dei dataset e una perdita di controllo da parte dei creatori. Alcuni ricercatori parlano di “colonialismo dei dati”, in cui la creatività individuale diventa risorsa gratuita per l’industria algoritmica.

La mobilitazione dei fumettisti ha trovato eco in altri paesi asiatici e in Europa, dove illustratori e musicisti chiedono la creazione di archivi protetti. In Giappone, dove l’arte del manga rappresenta un pilastro culturale e un’importante fonte economica, la questione assume un valore simbolico: difendere il diritto d’autore significa difendere l’identità artistica nazionale.

Alla fine, la protesta dei disegnatori non è solo una rivendicazione economica ma un richiamo etico. L’intelligenza artificiale può ispirarsi alle opere dell’uomo, ma non può sostituirne l’intenzione, la fatica e il gesto. Ogni linea tracciata da una mano resta una forma di pensiero, e nessun algoritmo dovrebbe cancellarne l’origine.

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