All'inizio di febbraio 2026, l'imprenditore statunitense Matt Shumer, fondatore e amministratore delegato di OthersideAI, ha pubblicato un saggio che ha rapidamente acceso il dibattito internazionale sulle implicazioni dell'intelligenza artificiale per il mondo del lavoro. Condiviso attraverso la piattaforma X e visualizzato da decine di milioni di utenti in pochi giorni, il testo descrive l'attuale fase di sviluppo dell'IA come un'accelerazione simile a quella vissuta nei primi mesi della pandemia di COVID-19: un cambiamento improvviso, inizialmente sottovalutato, ma che, secondo Shumer, è destinato a generare impatti profondi e duraturi.
Nell'annuncio, Shumer afferma che i modelli di intelligenza artificiale di nuova generazione sarebbero già in grado di affrontare compiti complessi con una supervisione minima, aprendo così la strada a una potenziale sostituzione progressiva di numerose professioni impiegatizie, dalla programmazione all'analisi dei dati. Le sue opinioni hanno diviso esperti e osservatori: da una parte chi considera credibile un effetto significativo sull'occupazione entro i prossimi cinque anni, dall'altra chi invita a non cedere a visioni troppo allarmistiche o scenari catastrofici.
Questo dibattito sottolinea come l'intelligenza artificiale sia ormai al centro dell'attenzione globale, sollevando interrogativi sulle sue conseguenze per il mercato del lavoro e sulla necessità di sviluppare strategie economiche e sociali capaci di tenere il passo con l'incessante rapidità dell'innovazione.