La rivolta del telecomando: il caso dell'icona Copilot sui TV LG

Un aggiornamento software di LG ha scatenato un'ondata di proteste globali per la comparsa di un'icona Microsoft Copilot non rimovibile. La vicenda, definita da alcuni osservatori come un caso di isteria collettiva, solleva interrogativi profondi sulla sovranità dell'utente all'interno dei propri dispositivi domestici e sulla gestione forzata dei servizi AI.

La rivolta del telecomando: il caso dell'icona Copilot sui TV LG
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Il salotto di casa è diventato l'ultimo campo di battaglia tra produttori di hardware e utenti desiderosi di controllo. A metà dicembre 2025, un aggiornamento del sistema operativo webOS di LG ha introdotto un'icona dedicata a Microsoft Copilot nella schermata principale di milioni di smart TV. Quello che l'azienda coreana aveva pianificato come un miglioramento dell'accessibilità si è trasformato in un caso mediatico internazionale quando gli utenti hanno scoperto che l'icona era impossibile da eliminare o disinstallare, scatenando una reazione virale partita dalle community di Reddit e rimbalzata sulle principali testate tecnologiche come The Verge ed Engadget.

La controversia nasce da un equivoco tecnico e da una mancanza di trasparenza comunicativa. LG ha chiarito che l'icona non rappresenta un'applicazione nativa installata nel televisore, ma una semplice scorciatoia web che apre il browser di sistema sul sito di Microsoft. Nonostante le rassicurazioni sul fatto che le funzioni sensibili, come il microfono, richiedano un consenso esplicito, la percezione di un'intrusione forzata ha prevalso. Per molti possessori di TV di fascia alta, vedere un brand terzo apparire permanentemente sulla propria home screen senza autorizzazione è stato interpretato come una violazione della proprietà privata digitale e un esempio di bloatware aggressivo.

La reazione di LG è stata rapida ma inizialmente incerta. Dopo giorni di critiche feroci e discussioni sull'opportunità di disconnettere permanentemente i televisori dalla rete per evitare simili aggiornamenti, il portavoce Chris De Maria ha annunciato un parziale dietrofront. L'azienda ha confermato che rispetta la scelta dei consumatori e che introdurrà, in un prossimo aggiornamento software, la possibilità di rimuovere manualmente l'icona. Tuttavia, la mancanza di una data certa per questo rilascio ha lasciato una parte dell'utenza insoddisfatta, alimentando ulteriormente il dibattito sulla legittimità dei produttori di modificare retroattivamente l'interfaccia di prodotti già acquistati.

Curiosamente, il fenomeno è stato etichettato da alcuni analisti come un caso di isteria collettiva, poiché integrazioni simili operate da altri brand (come Samsung con il suo Vision AI Companion) non hanno ricevuto lo stesso livello di sdegno. Questo suggerisce che la sensibilità del pubblico verso l'intelligenza artificiale forzata stia raggiungendo un punto di rottura. La questione non riguarda più solo l'utilità del servizio, ma il diritto dell'utente di decidere quali strumenti debbano occupare lo spazio visivo del proprio dispositivo, specialmente quando si tratta di assistenti digitali che raccolgono dati comportamentali e preferenze di visione.

Alla fine, il caso LG dimostra che nel 2026 la trasparenza sarà la valuta più preziosa per i produttori di tecnologia. Se l'intelligenza artificiale vuole entrare nelle case delle persone, deve farlo attraverso la porta principale del consenso e della personalizzazione, e non come un ospite indesiderato che si rifiuta di lasciare la stanza.

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