La scacchiera e la macchina: perché Elon Musk non capisce il senso del gioco degli scacchi

Lo scontro tra Elon Musk e Chess.com rivela una profonda fallacia della nostra epoca: ridurre il gioco e le capacità umane a un mero calcolo meccanico. Ma anche di fronte alla potenza dell'IA, la sfida e la meraviglia sulla scacchiera restano misurate su una dimensione squisitamente umana.

La scacchiera e la macchina: perché Elon Musk non capisce il senso del gioco degli scacchi
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5 min di lettura

È il 3 settembre 2026 su X: l'uomo più ricco del mondo pubblica un post sul suo social X – ex Twitter – il post recita: «the actual number of moves that are not utterly stupid in chess is tiny» (il numero di mosse davvero sensate negli scacchi è minimo), aggiungendo che gli scacchi "un giorno saranno completamente risolti".

Da qui inizia una lunga partita tra il milionario e il mondo degli scacchi, la risposta di chess.com – la più grande piattaforma al mondo per giocare, seguire e imparare gli scacchi online – tra attacchi e risposte ironiche.

Chess.com apre le danze con un secco «skill issue» (due parole, "è un problema di livello"). Musk rilancia, scrivendo che «chess is hard for humans, but not for computers» (gli scacchi sono difficili per gli umani, non per i computer), e sostenendo che come la dama un giorno saranno risolti anche loro. Chess.com ribatte evocando gli «atoms in the observable universe» (gli atomi dell'universo osservabile), sostenendo che le partite di scacchi possibili sono più numerose, di 40 ordini di grandezza. Musk accusa il sito di confondere partite e posizioni, scrivendo che le posizioni legali sono «~40 oom less than the estimated atoms in the Universe» (circa 40 ordini di grandezza in meno degli atomi stimati nell'universo), e liquida il paragone come «an idiotic metric» (una metrica idiota). Musk si lascia poi andare a un'uscita più colorita, scrivendo che ci sono «more ways to piss in a pot than atoms in the Universe» (più modi di fare pipì in un vaso che atomi nell'universo). Quando definisce l'interlocutore «some random intern at a chess website» (un tirocinante a caso di un sito di scacchi), l'account di Chess.com corregge secco: «I'm a full-time employee» (sono un dipendente a tempo pieno).

L'odio di Musk nei confronti degli scacchi però non è nuovo: già in passato si era esposto sul mondo degli scacchi, sostenendo che si trattasse di un gioco "noioso".

Dal punto di vista puramente teorico, gli scacchi rientrano tra i cosiddetti giochi "risolvibili": essendo un gioco a informazione perfetta e con un numero finito di posizioni legali, esiste in linea di principio una strategia ottimale che permetterebbe di sapere, per ogni posizione, se porta a vittoria, sconfitta o patta — esattamente come sappiamo già per il tris. Il problema è la scala del calcolo necessario. Le posizioni legali sono stimate nell'ordine di 10^43–10^44 (la stima originaria di Shannon parlava di circa 3,7×10^43), mentre le partite possibili arrivano fino a 10^120, il celebre numero di Shannon. Per confronto, gli atomi dell'universo osservabile sono circa 10^80.

Un termine di paragone utile è la dama, l'unico gioco di questo livello di popolarità mai effettivamente risolto: ci sono riusciti nel 2007 i ricercatori dell'Università di Alberta guidati da Jonathan Schaeffer, dopo quasi 18 anni di calcoli quasi ininterrotti su decine di computer, analizzando circa 500 miliardi di miliardi (5×10^20) di posizioni — a oggi il gioco più complesso mai risolto. Eppure le sue posizioni sono, per usare le parole dello stesso Schaeffer, grosso modo la radice quadrata di quelle degli scacchi: un salto di scala enorme.

Interpellato più volte sulla possibilità di applicare lo stesso metodo agli scacchi, Schaeffer è sempre stato netto: gli scacchi e il Go «cannot be solved with the type of technology that we have today» (non possono essere risolti con la tecnologia che abbiamo oggi). In un'altra intervista ha spiegato che anche un salto di potenza di calcolo di un miliardo di volte «won't make a dent in chess» (non farebbe breccia negli scacchi), e che servirebbe qualcosa di radicalmente diverso, forse il calcolo quantistico — tecnologia ancora agli albori. In un'altra occasione ha ammesso, in tono più personale, che gli scacchi «won't be solved in my lifetime» (non saranno risolti nel corso della mia vita).

Anche i motori più potenti oggi disponibili — Stockfish, o i sistemi a rete neurale come AlphaZero e il suo erede open source Leela Chess Zero — non "risolvono" gli scacchi in senso matematico: giocano a livello sovrumano tramite ricerca ed euristiche di valutazione, ma non dispongono di una mappatura esaustiva di tutte le posizioni. Una porzione di soluzione esiste già, ma è circoscritta: le cosiddette tablebase di fine partita coprono in modo esaustivo tutte le posizioni con sette pezzi o meno rimasti sulla scacchiera — una frazione minuscola della complessità totale del gioco.

Ma anche nell'ipotesi remota che gli scacchi vengano risolti, il gioco perderebbe davvero il suo senso come sostiene Musk? La risposta è no. Quando la dama è stata risolta vent'anni fa, il suo mondo non è scomparso: professionisti e appassionati continuano a giocarci ogni giorno. 

Questo scontro tra Musk e chess.com però svela una fallacia logica che contraddistingue in maniera profonda la nostra epoca, segnata dall'avvento dell'IA e dei supercomputer.

La visione tecno-centrica di Elon Musk – e di chi come lui – vede l'umano come una macchina imperfetta, si pensi a Neuralink, l'azienda fondata da Musk per collegare il cervello umano direttamente ai computer e potenziarne le capacità, o alle sue ripetute dichiarazioni secondo cui l'umanità dovrebbe fondersi con l'intelligenza artificiale per non restare indietro rispetto alle macchine. Il fatto è che noi non siamo una macchina, e non dovremmo esserlo.

Anche se esistono strumenti come i motori in grado di correre a velocità proibite agli umani, gli umani continuano a correre e gareggiare, non per uno scopo — ovviamente in macchina si va prima — ma per il puro senso di sfida e soddisfazione personale. Se un atleta supera un record mai raggiunto, ci stupiamo e proviamo meraviglia per le capacità umane, nonostante i jet volino a una velocità superiore del suono.

E' questo che non dovremmo mai dimenticare: le IA e i computer non potranno mai toglierci le nostre piccole meraviglie, misurate su una scala umana, e non meccanica.

È vero, forse prima o poi i supercomputer saranno in grado di risolvere gli scacchi, ma noi no, e continueremo a giocarci, anche se qualcuno lo ritiene noioso.

 

Tutte le conversazioni sono state prese dagli account X @elonmusk e @chesscom (consultati l'ultima volta l'11/9/2026)

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