Pavel Durov è uno dei personaggi più enigmatici e controversi della tecnologia contemporanea, e negli ultimi mesi è diventato il simbolo di una battaglia globale sulla libertà digitale. A differenza di molti imprenditori tech che cercano visibilità o potere, Durov rifiuta interviste tradizionali, non possiede uno smartphone, non beve alcol né caffeina, non assume sostanze di alcun tipo e si allena ogni giorno con una rigida disciplina fisica. Ha costruito Telegram con un piccolo team di circa quaranta ingegneri e una filosofia semplice: nessun governo deve poter accedere ai dati delle persone.
La sua posizione lo ha portato allo scontro con diversi Stati. Nel 2018 Russia e Iran hanno bannato Telegram perché utilizzato dai manifestanti per organizzare le proteste. Invece di ritirarsi, Durov ha avviato quella che ha definito “resistenza digitale”, distribuendo proxy e strumenti per aggirare la censura, come riportato da Reuters. Nello stesso anno, secondo quanto dichiarato da lui stesso in diverse interviste, è stato vittima di un avvelenamento che lo ha lasciato quasi cieco e con difficoltà respiratorie, episodio che considera un tentato omicidio. Da allora ha detto di vivere una “vita bonus”, senza paura. Nel 2024, quando è atterrato in Francia, è stato arrestato e trattenuto per quattro giorni in una cella senza finestre, accusato non di azioni personali, ma dei reati commessi da utenti della piattaforma.
Ha paragonato l’esperienza a “Il processo” di Kafka, come riportato dal Guardian. Pochi mesi dopo, in un’intervista di quattro ore con Tucker Carlson, ha raccontato che i servizi francesi gli avevano chiesto di chiudere alcuni canali Telegram che sostenevano un candidato conservatore alle elezioni in Romania. Durov ha rifiutato, dichiarando che interferire nella politica di un Paese sarebbe contrario ai suoi principi. Questa dichiarazione ha avuto grande risonanza internazionale perché ha mostrato come i governi non chiedano solo collaborazione tecnica, ma tentino di influenzare direttamente il dibattito politico online.
La sua filosofia nasce dalla sua infanzia tra due mondi opposti: il controllo della Russia post-sovietica e la libertà vissuta in Italia, paese in cui ha trascorso parte dell’adolescenza. Da lì ha maturato l’idea che la libertà valga più del denaro e che paura e avidità siano i suoi principali nemici. Vive senza telefono per non essere distratto o manipolato, e utilizza un computer offline se non per testare Telegram.
Non prende stipendio dalla sua azienda, come confermato da Bloomberg, e finanzia la sua vita con investimenti in Bitcoin fatti nel 2013. Telegram oggi è una delle poche grandi piattaforme che non monetizza i dati degli utenti. I server sono distribuiti in vari Paesi per evitare pressioni da parte di una sola giurisdizione. I messaggi privati sono crittografati end-to-end e nemmeno l’azienda può leggerli. Durov ha dichiarato più volte che se un governo imponesse di consegnare dati privati, preferirebbe chiudere Telegram in quel Paese, posizione confermata anche da Forbes. Nel corso dell’intervista con Carlson, Durov ha anche rivelato un aspetto personale sorprendente: circa quindici anni fa ha fatto da donatore di sperma per aiutare coppie sterili e ritiene di avere tra 50 e 100 figli biologici. Ha aggiunto che dividerà la sua ricchezza tra tutti quando diventeranno adulti, scelta che interpreta come un atto di responsabilità più che di provocazione.
Pavel Durov viene spesso paragonato a Elon Musk perché entrambi sfidano le regole, ma in realtà rappresentano due modelli opposti. Musk accentra, possiede aziende, plasma narrativi pubblici e utilizza le piattaforme per influenzare politica e mercati. Durov decentralizza, non cerca potere politico, costruisce strumenti che sfuggono al controllo dei governi e si rifiuta di censurare il dissenso. Musk vende connettività e infrastrutture, Durov difende la privacy e l’anonimato. Musk dialoga con i governi, Durov li rifiuta. Musk vuole essere protagonista del futuro, Durov vuole che le persone possano scegliere da sole. In questo senso Durov è il più radicale tra i leader tecnologici contemporanei, più vicino a una figura politica che a un semplice imprenditore.
Edward Snowden lo ha definito un alleato della libertà, e milioni di utenti in Paesi autoritari considerano Telegram l’unico spazio libero rimasto. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale viene usata per profilare, prevedere comportamenti e manipolare l’opinione pubblica, la sua posizione appare quasi anacronistica ma forse proprio per questo necessaria. Mentre le Big Tech competono per ottenere dati e vendere attenzione, Durov si isola, si autodisciplina, elimina le dipendenze e costruisce un sistema in cui la tecnologia non sostituisce l’uomo ma lo protegge.
Il suo messaggio è provocatorio ma attuale: la vera innovazione non è nel potere dell’algoritmo, ma nel coraggio di rimanere liberi quando tutti gli altri si arrendono.
La vera innovazione non è nel potere dell’algoritmo, ma nel coraggio di rimanere liberi quando tutti gli altri si arrendono. Pavel Durov, l’uomo che sfida i governi e reinventa la libertà digitale
Arrestato in Francia, accusato di non controllare i contenuti su Telegram, sopravvissuto a un presunto avvelenamento, disciplinato fino all’estremo, contro ogni forma di censura: Pavel Durov è l’anti-Musk e la figura più radicale della libertà digitale.
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