Karl Marx e l’intelligenza artificiale tra liberazione e nuova alienazione

Nel linguaggio dell’intelligenza artificiale ritornano le parole del pensiero marxiano. L’automazione del lavoro non elimina l’alienazione, ma la sposta sul piano mentale e relazionale. Tra efficienza e perdita di senso, il futuro del lavoro dipende da come sapremo governare la tecnica.

Karl Marx e l’intelligenza artificiale tra liberazione e nuova alienazione
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Nel linguaggio dell’intelligenza artificiale tornano parole antiche. Produttività, lavoro, controllo, delega. Termini che sembrano appartenere alla rivoluzione industriale ma che oggi descrivono il nuovo paesaggio del lavoro digitale. È un ritorno inatteso di Marx, non come profeta del passato ma come testimone di un disagio ancora attuale: la tensione tra libertà e alienazione.

Un recente approfondimento pubblicato su Psychology Today rilegge la teoria marxiana alla luce dell’automazione cognitiva. Nei Manoscritti economico-filosofici Marx individuava nel lavoro il luogo in cui l’uomo realizza la propria natura, ma anche il rischio di perderla. La stessa dinamica si manifesta oggi nelle catene produttive digitali, dove il contributo umano diventa sorveglianza, supervisione, conferma di una decisione presa da un algoritmo.

L’alienazione contemporanea non nasce più dalla ripetizione meccanica ma dalla delega mentale. L’intelligenza artificiale assume compiti di analisi, scelta e creazione. Ci solleva dal peso dell’errore ma ci priva progressivamente della possibilità di esercitare giudizio. La mente si adatta al ritmo della macchina, si affida ai suoi suggerimenti e finisce per confondere l’efficienza con la conoscenza.

Un’analisi dell’Oxford Internet Institute mostra come l’adozione di sistemi predittivi aumenti la produttività, ma riduca la percezione di padronanza sul risultato. È una distanza sottile ma crescente: il lavoro perde il suo valore esperienziale e diventa semplice interfaccia. L’essere umano resta necessario, ma sempre meno protagonista.

Eppure la tecnologia conserva un potenziale emancipatore. Nick Couldry, sociologo della London School of Economics, ricorda che la liberazione dal lavoro alienato può ancora realizzarsi se l’automazione redistribuisce tempo e risorse, restituendo spazio alla creatività e alla vita. L’intelligenza artificiale può essere lo strumento di una nuova forma di libertà solo se inserita in un progetto politico e culturale consapevole.

La sfida non riguarda dunque la capacità delle macchine, ma la responsabilità di chi le governa. Ogni progresso tecnico ripropone la stessa alternativa: liberazione o dominio. Marx aveva intuito che la tecnica può rendere l’uomo spettatore del proprio lavoro. Oggi, quello spettacolo non si svolge più in fabbrica ma nei circuiti invisibili del codice, dove l’alienazione si traveste da efficienza e la libertà si misura in click.

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