Il mondo della finanza globale si interroga sulla tenuta del settore tecnologico mentre i dubbi sulla profittabilità dell'intelligenza artificiale aumentano. I rapporti di giganti come Goldman Sachs e Morgan Stanley indicano una preoccupazione crescente per le cifre astronomiche spese dai colossi della Silicon Valley. Aziende come Microsoft e Google stanno investendo oltre trecento miliardi di dollari in infrastrutture, ma i guadagni derivanti dai servizi software restano ancora una piccola frazione di questo sforzo economico. Il timore è che il mercato stia correndo troppo veloce rispetto alla realtà dei bilanci.
Il problema principale risiede nella circolarità dei profitti. Gran parte della crescita attuale è sostenuta da aziende che acquistano hardware l'una dall'altra, creando un ecosistema che potrebbe rivelarsi fragile. Se la domanda di servizi per il pubblico finale non dovesse decollare, l'intero castello di carte finanziario rischierebbe di vacillare. Gli esperti di Bank of America notano che gli investitori stanno diventando molto più severi e non accettano più promesse generiche, esigendo invece prove concrete di nuovi ricavi.
Questa situazione ricorda da vicino la crisi delle dot-com, quando l'entusiasmo per la rete superò la capacità delle aziende di generare profitti reali. Oggi il rischio è lo stesso, con la differenza che la concentrazione del mercato è ancora più estrema. Se poche grandi società produttrici di chip dovessero rallentare, l'impatto si sentirebbe su tutte le borse mondiali, da New York a Londra. La sostenibilità del settore dipende ora dalla capacità di integrare l'AI nei processi produttivi tradizionali in modo efficiente ed economico.
Alla fine, la sopravvivenza di questa rivoluzione tecnologica dipenderà dal passaggio dalla speculazione alla sostanza industriale. Se il divario tra i costi di gestione e i guadagni non si ridurrà rapidamente, la correzione dei mercati potrebbe essere inevitabile e dolorosa per l'intera economia globale.