Dal rito della sala cinematografica al flusso ininterrotto delle dirette dall'IA generativa

La fruizione video si trasforma in un presente continuo e personalizzabile. Tra l'interazione in tempo reale e il rischio del rumore visivo, si rinnova il valore dell'esperienza visiva.

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Dal rito della sala cinematografica al flusso ininterrotto delle dirette dall'IA generativa
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Per molto tempo il cinema è stato l'unico luogo del video. Chiedeva tempo e rito: bisognava andare in sala e vedere il film intero, dall'inizio alla fine, per goderselo. Poi è arrivato l'home video, che ha lasciato la stessa lunghezza ma ci ha dato più libertà sui tempi. La televisione ha accorciato i formati, ma era ancora il palinsesto a decidere quando guardare. Con i social i tempi sono diventati sempre più brevi, da YouTube a TikTok. Oggi, con l'intelligenza artificiale, i video si producono in quantità enorme. Sono tecnicamente brevissimi, ma spesso senza senso e poco comprensibili.

Eppure negli ultimi anni è nato un paradosso. Le dirette in streaming propongono un formato che ricorda il passato, con tempi molto lunghi e dilatati. Il motivo è l'interazione costante con chi guarda e il bisogno di "realtà". Ora la nuova tecnologia porta anche le dirette nel territorio dello slop. Infinite Slop, costruito da Pieter Levels, non ha una durata fissa e non usa video preregistrati: quello che il pubblico scrive in chat viene generato subito dopo, e l'IA prova a collegarlo alla clip precedente (Levels; Bottle Rocket). Secondo Insanity Developing, il 29 agosto l'hanno guardata in 37.000.

Questa nuova tecnologia si presenta in maniera particolare, e paradossalmente diversa dal punto di vista tecnico e ideologico, difatti uno strumento in grado di generare un video di cinque secondi a 768p in meno di tre secondi (fal) va ben oltre l'iperproduzione dell'IA slop: da un lato abbiamo video che, anche se in maniera profondamente ridotta, hanno comunque una gestione umana – qualcuno che scrive i prompt e che ha, anche se banale, l'idea originale – dall'altro tutto ciò che il pubblico scrive in chat viene trasformato nella clip successiva (Levels).

Ma dove si sta davvero dirigendo la fruizione del video? Se da un lato l'algoritmo di Infinite Slop trasforma l'intrattenimento in un flusso infinito di "rumore di fondo" audiovisivo in cui l'autore è una massa indistinta che digita in chat, dall'altro la velocità di calcolo apre scenari inediti per la narrazione stessa. Non siamo più di fronte a un semplice mezzo per guardare qualcosa, ma a un'esperienza in cui il tempo di creazione coincide con il tempo di visione. È il superamento della fruizione passiva. Se il cinema esigeva il silenzio della sala e la televisione la pazienza del palinsesto, questa nuova forma di streaming offre un "presente continuo" modellabile. Il rischio evidente è l'azzeramento del senso: quando la produzione supera la capacità di assimilazione umana e la regia viene affidata a un flusso caotico di input, il video rischia di perdere qualsiasi valore artistico o narrativo, riducendosi a puro consumo istantaneo e dimenticabile. A rischio è la nostra capacità di scegliere cosa merita di essere guardato.

Tra la ritualità perduta del cinema e l'infinito "slop" generativo, la fruizione video si trova a un bivio: accettare la dipendenza da un flusso ininterrotto di immagini senza scopo, oppure imparare a riappropriarsi del tempo e del significato della visione.

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