L’intelligenza artificiale è la bolla del decennio? Gli economisti lanciano l’allarme

Valutazioni record, infrastrutture gigantesche, promesse ancora da mantenere: dall’Inghilterra agli Stati Uniti emergono segnali di un investimento che potrebbe essere fuori controllo.

L’intelligenza artificiale è la bolla del decennio? Gli economisti lanciano l’allarme
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A ottobre 2025 un gruppo di economisti e analisti finanziari di Project Syndicate ha pubblicato un rapporto che solleva interrogativi sulla solidità del mercato dell’intelligenza artificiale. Il documento, discusso tra Londra e New York, evidenzia un rischio crescente di bolla speculativa generata dall’eccesso di fiducia nelle promesse tecnologiche e nella corsa agli investimenti. Secondo gli autori, la rapidità con cui il settore attira capitali, infrastrutture e fondi pubblici potrebbe trasformare l’AI da motore d’innovazione a possibile detonatore economico. L’obiettivo del report è analizzare perché l’entusiasmo intorno all’intelligenza artificiale potrebbe anticipare i suoi risultati concreti e generare squilibri globali.

Una successiva indagine di Wired US, pubblicata la settimana scorsa, conferma il trend. Le aziende impegnate nello sviluppo di sistemi generativi hanno investito centinaia di miliardi di dollari in chip, data center e risorse energetiche, ma il ritorno economico rimane incerto. Il divario tra capitale impiegato e profitti reali si allarga e gli esperti avvertono che la produttività promessa non è ancora visibile nei bilanci.

Anche la Bank of England ha espresso preoccupazione per le valutazioni delle società tech focalizzate sull’AI, definite “fragili rispetto ai fondamentali”. In un recente comunicato l’istituto ha ricordato che un ribasso improvviso potrebbe innescare un effetto domino simile a quello delle dot-com all’inizio degli anni Duemila. I dati mostrano un mercato che cresce più per fiducia che per stabilità e che rischia di trascinare con sé fondi d’investimento, banche e startup collegate alla filiera.

Il pericolo non riguarda solo i grandi gruppi tecnologici ma anche la catena di fornitori e subappaltatori che vivono di contratti legati al cloud e ai servizi AI. Se la domanda dovesse rallentare, gli effetti si rifletterebbero su occupazione, credito e innovazione industriale. L’intelligenza artificiale rappresenta oggi una promessa di efficienza, ma la sua sostenibilità economica resta tutta da verificare.

Tra gli analisti prevale una posizione di equilibrio. L’AI non è un bluff, ma un mercato che corre più veloce della propria maturità. Per molti osservatori il vero banco di prova arriverà nel 2026, quando le grandi aziende dovranno dimostrare che la produttività generata dai sistemi intelligenti vale quanto gli investimenti che li alimentano. Finché questa proporzione non sarà evidente, l’euforia rischia di restare il principale motore del settore.

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