Nelle scuole di diversi Paesi la tecnologia sta diventando parte integrante dei percorsi di inclusione. Secondo un recente rapporto pubblicato dall’OECD, l’intelligenza artificiale può offrire un sostegno concreto agli studenti con bisogni educativi speciali, soprattutto nei casi di discalculia e difficoltà di attenzione. Il documento, frutto di una sperimentazione condotta in ventidue istituti, descrive un miglioramento medio del quindici per cento nelle competenze di base quando l’AI è stata impiegata per personalizzare le attività didattiche.
Il sistema testato utilizza modelli di apprendimento adattivo che analizzano i progressi dello studente e suggeriscono in tempo reale esercizi o percorsi alternativi. Nelle classi in cui è stato introdotto, i docenti hanno segnalato una riduzione delle difficoltà di partecipazione e un aumento dell’autonomia degli studenti. Il vantaggio principale non è la sostituzione dell’insegnante ma la possibilità di osservare l’apprendimento con maggiore precisione, individuando ostacoli e punti di forza.
Lo studio evidenzia però un rischio già noto nel dibattito educativo internazionale. Le tecnologie di AI, se distribuite in modo diseguale, possono ampliare il divario tra scuole che dispongono di risorse digitali e quelle che non ne hanno. Per questo l’OECD raccomanda di mantenere la centralità del docente e di adottare strumenti certificati, accessibili e trasparenti. L’obiettivo è garantire che la personalizzazione digitale non diventi isolamento o dipendenza.
In un’analisi parallela pubblicata da EdTech Review, ricercatori di Singapore e della University of Melbourne sottolineano che l’AI può essere particolarmente utile per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. L’uso di assistenti vocali o di modelli di comprensione del linguaggio consente di abbattere barriere comunicative e migliorare la motivazione.
L’inclusione digitale, secondo il rapporto, dipende da un equilibrio delicato. L’intelligenza artificiale non deve sostituire la relazione educativa ma rafforzarla, fornendo strumenti che ampliano la possibilità di partecipare e apprendere. Le scuole che hanno adottato con successo questi sistemi parlano di un nuovo paradigma: non più tecnologia come supporto esterno ma come parte del linguaggio quotidiano dell’aula.
In definitiva, la sperimentazione internazionale mostra che la sfida non è introdurre più tecnologia ma usarla con consapevolezza. L’intelligenza artificiale può aiutare gli studenti fragili a ritrovare fiducia e autonomia solo se rimane dentro una visione umana dell’educazione.