Nel mondo dello spettacolo, dove il confine tra reale e artificiale si fa ogni giorno più sottile, l’arrivo dagli Stati Uniti di Tilly Nordwood, la prima attrice sintetica, pone a tutti la stessa domanda. Può un’entità artificiale sostituire un interprete in carne e ossa?
La domanda scuote profondamente il mondo del cinema e del teatro, toccando corde che vanno oltre la tecnica o la curiosità tecnologica. È in gioco l’essenza stessa della recitazione, fatta di respiro, vibrazione, istinto, improvvisazione, e soprattutto umanità.
Abbiamo intervistato Vincenzo Crivello attore e coach di origine siciliana, volto noto del teatro e del cinema italiani, che ci offre le sue riflessioni sul significato dell’interpretazione e su quanto l’allenamento emotivo e fisico dell’attore resti un linguaggio irripetibile, non riducibile a un codice. Le sue parole aprono uno spiraglio concreto su ciò che la macchina non può imparare: la vulnerabilità e il rischio del momento scenico.
Crivello non ha dubbi: «No, assolutamente non può minimamente concorrere per quanto mi riguarda. Ma non siamo noi della categoria, gli attori o i detti lavori, a decidere, bensì il pubblico e soprattutto l’industria dello show business. Se vorranno che questo diventi reale e fattivo, lo faranno, e poi lo lasceranno digerire al pubblico. Il pubblico prende quello che l’industria del cinema offre».
Crivello, abituato a lavorare sulla gestualità, sulla voce e sullo sguardo, sottolinea che ciò che distingue un attore da una simulazione è qualcosa di irripetibile: «Io sono assolutamente critico. A me non piace neanche quando ci si riempie di prostetici per assomigliare in maniera maniacale al personaggio che si interpreta, qualora sia realmente esistito. La somiglianza non deve necessariamente partire dal fatto che si sia verosimiglianti grazie ai prostetici, al silicone e alla gomma. Bisogna mettere l’anima, e questo nessun prostetico, nessuna intelligenza artificiale lo potrà mai fare».
L’anima, appunto. Quella che non si programma, non si addestra e non si replica. Il pensiero di Crivello si allarga poi a una riflessione più ampia, che riguarda anche la responsabilità del mondo del cinema e la debolezza del sistema italiano: «Negli Stati Uniti, paese che non amo ma dove gli attori si fanno valere perché sono uniti e hanno un sindacato fortissimo, faranno una battaglia perché ciò non avvenga. In Italia, invece, noi ci siamo presi di tutto: per essere attori non devi aver fatto una scuola, non devi essere iscritto a un albo, basta certe volte una bella faccetta e le conoscenze, soprattutto politiche o familistiche. La fortuna, il reality show del momento…».
Il suo è un giudizio amaro ma lucido, che denuncia una fragilità culturale prima ancora che professionale: «Sì, sicuramente in Italia prenderà piede, e che ti posso dire? Noi, in quanto categoria, quasi ce lo meritiamo, perché non ci difendiamo fra noi. Ci sono delle realtà, si pensa a farne un albo, c’è un’unità apparente, però alla fine della fiera chiunque può salire sul carrozzone. Hanno svenduto questo mestiere, il mio mestiere».
Crivello conclude con una punta di rassegnazione, ma anche con l’onestà di chi osserva con realismo il futuro che avanza: «Aspettiamo gli eventi, però sì, sono abbastanza pessimista, soprattutto per quanto riguarda il panorama italiano».
Le sue parole, accese e sincere, aprono uno squarcio su un tema che non riguarda solo la tecnologia, ma la sopravvivenza dell’emozione.
Perché se nasce dal sogno, il cinema non potrà mai fare a meno dell’uomo che lo immagina, lo sogna e lo realizza.
LEGGI
Fenomeno Tilly Nordwood: come risponde il cinema italiano?
La prima attrice IA, scatena il dibattito anche nel cinema italiano. Come rispondono i nostri attori? Terzanotizia torna sull'argomento con un' inchiesta in Italia sul futuro della recitazione tra etica e tecnologia.
Tilly Norwood l’ombra sintetica che scuote Hollywood
Quando un volto perfetto è creato da codice, Tilly Norwood divide il cinema tra chi chiede protezione per il mestiere e chi esplora nuovi orizzonti narrativi.
L’attore contro l’algoritmo: Sergio Friscia difende l’animo umano.
Dal sogno di mangiare senza ingrassare al valore dell’animo umano, l’attore siciliano scherza con Tilly, la collega digitale, ma difende l’autenticità delle emozioni vere.
Vanessa Gravina: «Il Cinema senza esseri umani non ha più senso».
Prosegue l’inchiesta di Terzanotizia nel mondo dello spettacolo sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Stefano Masciarelli: «Tilly recita meglio di alcuni umani, ma che tristezza perdere l’anima»
L’ultima tappa del nostro viaggio attraverso il cinema e il teatro italiano, per scoprire cosa ne pensano i nostri attori dell’IA nel loro mestiere si conclude con Stefano Masciarelli