Fenomeno Tilly Nordwood: come risponde il cinema italiano?

La prima attrice IA, scatena il dibattito anche nel cinema italiano. Come rispondono i nostri attori? Terzanotizia torna sull'argomento con un' inchiesta in Italia sul futuro della recitazione tra etica e tecnologia.

Immagine creata con AI a scopo illustrativo
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Apparsa all’improvviso sui social, capelli perfetti, sguardo malinconico, una vita scandita da caffè freddi, casting e prove di copione, si chiama Tilly Norwood, ma non esiste. È infatti la prima attrice interamente generata dall’intelligenza artificiale. [Tilly Norwood l’ombra sintetica che scuote Hollywood].
Terzanotizia ha raccontato come dopo un debutto con un breve sketch “AI Commissioner”, al fianco di altri quindici personaggi, anch’essi creati da algoritmi, la sua presentazione ufficiale al Zurich Film Summit, abbia scatenato una tempesta mediatica e acceso un infuocato dibattito nel mondo del cinema che ha portato alle proteste e agli scioperi di Hollywood. In Italia il dibattito comincia ora a manifestarsi, investendo trasversalmente cinema, teatro e produzioni. Qui, dove queste arti hanno sempre difeso la loro anima artigianale, questa riflessione assume un peso più profondo ed è per questo che torniamo sul tema proponendovi le voci di attori del nostro cinema e teatro capaci di interpretare ruoli e personaggi diversi, passando dalla comicità al dramma, e che, grazie alla loro esperienza di vita, conoscono bene il valore della presenza scenica. 
Se dietro l’operazione della Particle6, l’intento è di esplorare le possibilità dell’IA come strumento narrativo e di mostrare quanto la tecnologia possa ridurre i costi di produzione addirittura fino al 90% rispetto a un attore reale, il vulnus riguarda la sperimentazione che smette di essere un semplice gioco per trasformarsi in una questione etica, culturale e persino sindacale.
E infatti oltreoceano il potente SAG-AFTRA, sindacato americano degli attori, ha reagito duramente avvertendo che i produttori firmatari ai contratti del sindacato non possono usare "synthetic performers" senza adempiere agli obblighi contrattuali, inclusi quelli di notifica e trattativa con il sindacato stesso. «Tilly non è un’attrice.- si ribadisce- È un prodotto generato da software addestrato sul lavoro di persone reali senza consenso né compenso».

L’intelligenza artificiale resta un formidabile strumento, utile per sperimentare linguaggi e visioni nuove, ma apre a tanti interrogativi. Dove si ferma il confine tra creazione e sostituzione? Fino a che punto siamo disposti a delegare alle macchine ciò che, per natura, appartiene all’animo umano? Può un algoritmo davvero replicare la voce umana, con le sue sfumature emotive, le imperfezioni, i tremolii che rendono autentica una battuta? La voce è il primo strumento dell’attore, ciò che lo distingue dagli altri e che trasmette sensazioni diverse anche pronunciando la stessa frase. È vibrazione, è respiro, è corpo.
Allo stesso modo, la gestualità non nasce da una coreografia programmata, ma da un riflesso emotivo, da ciò che accade nell’istante. L’attore reagisce al pubblico, ne percepisce l’attenzione o il silenzio, modula la propria energia in risposta a quella collettiva.
Nel cinema, poi, quell’esperienza si traduce in misura, controllo e consapevolezza, ma la radice resta nel teatro, nel contatto vivo con chi guarda. Ed è proprio da lì che nasce la vera competenza di un interprete, la capacità di abitare il personaggio con una presenza che nessuna macchina potrà mai “sentire”.
Per capire cosa la nascita di Tilly possa rappresentare nel mondo delle arti visive, come possa cambiare il mestiere dell’attore e cosa resta insostituibile nell’arte di “esserci”, abbiamo raccolto le voci di diversi attori, che per le loro differenti caratteristiche ci aiuteranno a vedere dal loro punto di vista questa vicenda, analizzando i risvolti che questa creazione dell’IA potrà avere sul mondo del cinema e non solo. Tutto ciò in modo che le loro parole aprano uno spiraglio concreto su ciò che la macchina vorrebbe ma forse non può imparare, su ciò che caratterizza un attore umano e lo rende eterno nella memoria degli spettatori a partire dalla vulnerabilità e dal rischio del momento scenico.

Ve le proporremo come pillole quotidiane di palcoscenico aperto.

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